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San Pelagio di Costanza, un martire tra storia e leggenda

Tra i santi che hanno segnato la memoria religiosa dell’Europa centrale, San Pelagio di Costanza occupa un posto singolare, sospeso tra leggenda, devozione popolare e culto liturgico.

Origini incerte

La tradizione racconta che Pelagio, giovane di nobile famiglia istriana, subì il martirio nel 283 durante le persecuzioni anticristiane ordinate dall’imperatore Numeriano. La sua morte sarebbe avvenuta a Emona, l’antica Cittanova di Pannonia, che la storiografia moderna tende a identificare con l’odierna Lubiana.

La sua vita ci è pervenuta attraverso leggende stereotipate e agiografie medievali, senza prove storiche dirette della sua esistenza. Nonostante questo, la venerazione di Pelagio si diffuse molto presto: già nel V secolo il suo culto è attestato in Istria, nelle diocesi di Cittanova, Parenzo, Pola e Trieste.

L’arrivo a Costanza

Un momento decisivo avvenne nel IX secolo, quando le reliquie di Pelagio furono traslate dalla regione istriana al lago di Costanza, probabilmente sotto l’episcopato di Salomone I. La traslazione rispondeva anche a una necessità liturgica: dopo il Concilio di Nicea II (787), ogni altare doveva custodire reliquie di santi. Per la diocesi di Costanza, avere un santo “proprio” significava prestigio e identità.

Da allora, il culto di Pelagio crebbe enormemente, favorito dalle abbazie di San Gallo e di Reichenau, dove furono redatti testi agiografici e inni liturgici. Le sue reliquie, conservate nella cripta della cattedrale di Costanza, divennero meta di pellegrinaggi.

Patrono di Costanza

Pelagio divenne così il patrono della città e della diocesi di Costanza, insieme alla Vergine Maria e, dal XII secolo, a San Corrado di Costanza. Per secoli la sua figura fu al centro della vita religiosa cittadina: nelle grandi feste, le reliquie venivano portate in processione, e fino al XVII secolo gli studenti gesuiti mettevano in scena sacre rappresentazioni sulla sua vita.

Declino e memoria

La Riforma protestante segnò un brusco arresto del culto. Nel 1530, durante le ondate iconoclaste, il reliquiario e le reliquie andarono perduti, forse gettati nel Reno. Alcuni frammenti furono probabilmente salvati e riportati nella cattedrale dopo la ricattolicizzazione della città. Oggi, nella cripta, è conservato un sarcofago simbolico.

Nonostante il declino della devozione dal XVIII secolo in poi, la memoria di San Pelagio rimane viva:

  • La sua festa si celebra il 28 agosto (nell’arcidiocesi di Friburgo e nelle diocesi istriane) e il 1° settembre come festa patronale a Costanza.
  • Diverse chiese della Germania meridionale e della Svizzera settentrionale sono ancora oggi dedicate a lui.

Un santo “dimenticato” ma non scomparso

San Pelagio di Costanza rappresenta l’esempio di come il culto dei santi, al di là della storicità documentata, rispondesse al bisogno delle comunità cristiane di avere figure di riferimento locali, capaci di incarnare la fede e proteggere le città. Oggi il suo nome risuona più debolmente, ma rimane parte integrante della storia religiosa del lago di Costanza e della memoria spirituale dell’Europa centrale.

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