Enrico Cannoletta
Leggere la Bibbia è un’operazione delicata e richiede molta attenzione e applicazione. Per il credente è la Parola di Dio, e quindi perfetta e incontrovertibile, ma allo stesso tempo profonda e non facile da comprendere nella sua sostanzialità.
Il pericolo è quello di fraintendere il messaggio, e ciò avviene in modo particolare quando non si considerano contesto, cultura dell’epoca della redazione, storia del documento, storia in senso generale, caratteri letterari utilizzati e altre accezioni non meno importanti.
Una lettura superficiale dell’evento contenuto in Esodo e che riguarda la morte dei primogeniti egiziani come decima piaga per convincere il faraone a lasciar partire gli Ebrei, scatena le perplessità e induce a errori fondamentali, come ad esempio quello di ritenere il Dio dell’Antico Testamento una divinità crudele, o far giungere all’eccesso di pensare che il Dio dell’Antico Testamento sia diverso da quello del Nuovo Testamento. O ancora di ritenere che Dio possa cambiare, affermazione che contrasta con ogni logica e pensiero anche filosofici.
Come tutto il resto della Bibbia, anche questi passi vanno letti con attenzione e con la dovuta applicazione culturale.
Il grande teologo Jean-Louis Ska, nel primo volume della sua opera “Il cantiere del Pentateuco” si chiede come possa essere possibile adorare un Dio che massacra dei bambini innocenti, e si risponde che non sarebbe comprensibile questo comportamento da parte del Creatore.
Analizzando il testo ci rendiamo conto che esso non prende assolutamente in considerazione il punto di vista egiziano, per concentrarsi esclusivamente sul bene di Israele, nelle forme e nelle visioni di un popolo che attribuisce ogni evento alla volontà di Dio.
Studi recenti riportano che la redazione del testo ispirato sia frutto di un abbellimento letterario di un racconto orale che riferiva della morte per malattia del figlio primogenito del faraone.
In una mentalità e un’impostazione culturale in cui tutto avviene per volontà di Dio e non per conseguenza di comportamenti umani o leggi naturali, e che ritiene legittima l’esagerazione letteraria per esprimere un concetto più profondamente, l’evento viene esteso a dismisura.
Il lettore antico non vedeva la catastrofe che colpiva gli Egiziani, ma solo la bontà del Dio di Israele, e ciò indipendentemente dal chiedersi se questo fatto fosse avvenuto o meno.
Anche questo evento deve dunque rientrare, come infiniti altri casi, nell’impossibilità e nell’errore di leggere la Bibbia letteralmente.
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