Le Olimpiadi sono iniziate. Milano è un labirinto di gioia e fibrillazione sportiva. E se tutto il mondo è rimasto abbagliato dalla eleganza lucida e magnetica della cerimonia di apertura delle “sacerdotesse della moda e dello stile in bianco, rosso e verde”, La Sacerdotessa della scintilla, del raggio del sole catturato ed acceso circa due mesi fa, della fiaccola olimpica insomma, fa ancora parlare di sé ogni sera, con lo spettacolo della fiamma olimpica dell’altare pirotecnico organizzato presso l’Arco della Pace per MilanoCortina26. Non un ratto del fuoco da parte di Prometeo stavolta ma il sacro fuoco della competizione sportiva consegnato ad uno stuolo di Tedofori orgogliosi in staffetta in questi mesi e portato con orgoglio ed ora conservato appunto su una sorta di altare della Pace: il fuoco insomma che non distrugge ma che si dona nella fiamma olimpica e che “giace”, ma viva ed in uno spettacolo ancestrale quotidiano sull’ara dell’arco della Pace a Milano per ricordare una volta di più e qualora ce ne fosse bisogno, evanescente e puro, come l’entusiasmo dei tanti atleti di tutto il mondo che nella vicina Italia, a Milano appunto, gareggiano per mostrare al mondo tutti sacrifici in solitaria di anni ed anni di preparazione, sono stati affiancati da tanta gente comune che passandosi il testimone in tante città italiane, ora, conquistano la ribalta esattamente come gli atleti, ricordando che diventare ciò che si è, è un pò come accendere quel sacro fuoco in ciascuno di noi. I giochi olimpici come spazio insomma per riflettere sull’essere se stessi in una comunità. Che rinasce. Diventa e ri-diventa luogo di crescita umana, personale e sociale.
Un fuoco che, acceso ad Olimpia, dove è nato in quel lontano oramai il 26 novembre 2025, è stato in questi mesi messaggero di speranza e di pace per gli uomini che vedono nello sport la sublimazione di quel senso di primeggiare che, se non sublimato appunto, porta alla guerra e non alla pace e per questo cosi importante continuare a ricercare, testimoniare, vivere, affermare, scegliere e che ora arde durante il periodo delle Olimpiadi anche su un altare nel centro di Milano.
La gloria del senso dell’avere successo, in questo caso atletico per i giochi invernali, in una scintilla che il 4 Dicembre 2025 scorso, da Olimpia appunto in Grecia, ha reso possibile la magia del viaggio umano dei messaggeri del fuoco sacro sino a Roma. Tedofori di tutto il mondo, italiani e non appunto, che spesso di atletico hanno avuto poco, ma con storie umane cosi profonde sincere e socialmente interessanti, da meritare di essere raccontate di città in città, dove appunto sono stati scelti ed acclamati lungo il percorso della staffetta della Fiamma Olimpica.
Si, perché in un mondo pieno di aspettative quando la pressione è forte ed i modelli irraggiungibili, ecco l’invito dei Tedofori, persone normali, spesso non sportivi, a smettere una parte imbarazzi e paure, ma cogliere la bellezza di un simbolo, diventando i veri protagonisti delle proprie scelte civili, civici, personali, spesso senza seguire le aspettative degli altri, senza avere immagini ideali di una idea di società da realizzare, senza l’orrenda e scura prigione del confronto sociale, ma con la voglia di essere un originale in un mondo di falsi. E testimoniarlo come quel fuoco, accesso, che la società acclama, in vista delle gare sportive delle Olimpiadi.
Come i campioni olimpici Thoeni, Fabris, Deborah Compagnoni, Sofia Goggia, Alberto Tomba certi ma anche tanti nomi non noti come Mario Furlan del progetto dei City Angels, Giada della Corte, che ha avuto il piacere di portare la fiamma alla tappa 50 il 26/1. O come Elena Fossati, operatrice de “Lo Spazio” a Milano, o Fulvio Carlini , tedoforo il 28 Gennaio a Predazzo o i tedofori protagonisti delle serate indimenticabili della Fiamma Olimpica salita sul lago di Como in una Cernobbio affollata ed in festa con i fuochi d’articio o lasciando parlare l’orgoglio di Francesca Ripandelli il 23 Gennaio a Caorle che ad ogni passo sorrideva di più perché, tenere quella torcia: “significa custodire un simbolo universale di passione rispetto e determinazione”.
Perché essere sé stessi cosa significa cosa significa in fondo? Scoprire come realizzare il proprio potenziale umano, qualsiasi esso sia con determinazione , rispetto e perché no, vera passione. Ed è questo che, in fondo le Olimpiadi da millenni tramandano ed insegnano attraverso l’arte del gioco che a differenza della guerra, non fa male a nessuno, entusiasma i cuori e rende felici le persone.
Essere autentici richiede coraggio ma rende liberi diceva nel suo libro “Le Olimpiche” il grande poeta Pindaro. E forse aveva ragione.
Ogni piccolo passo, ogni piccola cosa che porta nella direzione di essere la migliore versione di se stessi fa scoprire le persone più libere di essere come meglio sono.
Ed allora , torna alla mente quello splendido epinicio di Pindaro che diceva appunto: “eccelle l’acqua su tutto in natura e l’oro, come fuoco se risplende acceso nella notte, batte il prestigio di ogni altra ricchezza. E se davvero tu vuoi cuore mio famosi rendere i premi e le gare stella lucente non cercar del sole più calda nell’aria deserta, né mai d’una gara diremo che quelle corse ad Olimpia raggiunga”. Diventare ciò che si è ed esserne orgogliosi, per sé e per gli altri. In fondo, questo ha insegnato il viaggio dei Tedofori. Ed ora, felice Olimpiade a tutti!
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