La più grande esercitazione militare ad alta intensità mai condotta da Parigi: tre mesi di operazioni, cieli blindati sull’Atlantico e una chiara dimostrazione di forza in un’Europa che si prepara a nuovi scenari di conflitto.
È la più imponente operazione militare francese mai concepita per simulare un conflitto ad alta intensità. Non una semplice esercitazione, ma un banco di prova totale per uomini, mezzi e dottrina militare. Con Orion 26, avviata domenica 8 febbraio, la Francia entra ufficialmente in una nuova fase della propria strategia di difesa, segnata da realismo, deterrenza e preparazione a scenari di guerra convenzionale su larga scala.
La prima fase dell’operazione, definita “dinamica”, impegnerà per circa tre settimane i cieli sopra la costa atlantica francese. Qui verranno testate le capacità dell’aeronautica militare in condizioni operative complesse: schieramenti rapidi, coordinamento tra forze, utilizzo simultaneo di velivoli da combattimento, sistemi di difesa aerea, droni, satelliti e tecnologie di guerra elettronica. Una simulazione che riproduce le condizioni di uno scontro moderno, dove la superiorità aerea rappresenta un fattore decisivo.
La durata complessiva dell’operazione sarà di tre mesi, durante i quali le forze armate francesi saranno impegnate in scenari progressivamente più complessi. L’obiettivo dichiarato è duplice: dimostrare la “competenza” dell’esercito nel settore aereo e confermare la capacità della Francia di impegnarsi in prima linea in un conflitto ad alta intensità, senza dipendere esclusivamente da alleati esterni.
Dietro Orion 26 si legge una scelta politica e strategica chiara. Parigi, come altre capitali europee, prende atto della fine dell’illusione di un continente definitivamente pacificato. La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche globali, la competizione tra grandi potenze e il ritorno del conflitto convenzionale come strumento di pressione internazionale hanno riportato la difesa al centro dell’agenda politica.
L’esercitazione assume così il valore di una dimostrazione di forza, rivolta sia all’interno sia all’esterno. All’interno, per rassicurare l’opinione pubblica e consolidare il consenso sugli investimenti crescenti nel settore militare. All’esterno, per inviare un messaggio inequivocabile: la Francia intende restare una potenza militare credibile, capace di agire autonomamente e di guidare, se necessario, una risposta europea a una crisi maggiore.
Orion 26 si inserisce infatti in un contesto più ampio di riarmo e ristrutturazione degli apparati bellici europei. Dopo decenni di riduzione delle spese militari e di affidamento quasi esclusivo all’ombrello della NATO, molti Paesi stanno ripensando le proprie capacità difensive. La Francia, storicamente attenta alla propria autonomia strategica, accelera ora su addestramento, interoperabilità e prontezza operativa.
In questo senso, l’operazione non guarda solo al presente, ma al futuro. Un futuro in cui la guerra ad alta intensità non è più considerata un’ipotesi remota, bensì uno scenario possibile per il quale occorre farsi trovare pronti. Orion 26 diventa così il simbolo di un’Europa che, abbandonata la retorica dell’impossibilità del conflitto, torna a fare i conti con la realtà della forza, della deterrenza e della difesa armata.
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