Focus

Il colore venuto dallo spazio – di H.P. Lovecraft

La storia viene narrata da un ingegnere inviato a esaminare una zona rurale nei pressi di Arkham, nel Massachusetts. Deve valutare il territorio per la costruzione di un bacino artificiale, ma gli abitanti del posto evitano un’area precisa: la chiamano la landa maledetta.

Incuriosito, l’uomo raccoglie testimonianze e ricostruisce ciò che accadde molti anni prima alla fattoria dei Gardner.

Una notte, una meteora cadde nei campi della famiglia. Non era come le altre: emanava un bagliore strano, indefinibile, un colore che nessuno sapeva descrivere — non apparteneva allo spettro conosciuto. Gli scienziati dell’Università di Arkham la esaminarono, ma i loro strumenti non riuscivano a classificarla. La pietra sembrava viva, pulsante, e col tempo si rimpiccioliva, come se qualcosa la stesse consumando dall’interno.

Dopo la caduta del meteorite, iniziarono i cambiamenti.

Le coltivazioni crebbero rigogliose, ma i frutti erano enormi, gonfi e bellissimi… salvo poi rivelarsi immangiabili, amari, disgustosi. Gli animali cominciarono a impazzire. Gli alberi contorcevano i rami verso il cielo come mani scheletriche. Un’inquietudine silenziosa si insinuò nella fattoria.

Poi toccò alla famiglia.

La moglie di Nahum Gardner cadde in uno stato di follia apatica, mormorando parole senza senso. I figli si ammalarono, uno dopo l’altro, come svuotati dall’interno. Nahum stesso, disperato, parlava di qualcosa che brillava nel pozzo. Diceva che il colore si muoveva nell’acqua.

Una notte, il fenomeno raggiunse il culmine. Una luce innaturale si levò dal pozzo e si librò verso il cielo. Non era fuoco. Non era luce elettrica. Era qualcos’altro — un frammento di realtà aliena che per un periodo aveva messo radici sulla Terra.

Quando tutto finì, della famiglia Gardner restava ben poco. La fattoria era ridotta a un deserto grigio e sterile. Gli alberi polverizzati. Gli animali dissolti. La casa crollata su se stessa.

Il narratore conclude che ciò che giunse con la meteora non era un essere nel senso tradizionale, ma una forma di vita incomprensibile, proveniente da un altrove cosmico, indifferente e incompatibile con la vita terrestre.

Ed è questo il cuore dell’orrore lovecraftiano:
non il mostro che ti insegue,
ma l’universo immenso e freddo che non sa nemmeno che esisti.

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