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IOR. La finanza cattolica conia i suoi benchmark. Cosa avevamo anticipato e cosa cambierà #300denari

Roberto Manzi

 300denari  giovedì, 12 Febbraio 2026

È ufficiale la notizia della creazione di due indici azionari cattolici ufficiali, costruiti dall’Istituto per le Opere di Religione (IOR) in collaborazione con Morningstar, riconosciuti come benchmark per investimenti conformi ai principi della Dottrina sociale della Chiesa.  Nell’ottobre 2025 scrivevamo su 300 denari che la Chiesa avrebbe dovuto smettere di “adattarsi” ai criteri dominanti di ESG (Environmental, Social, Governance) e iniziare a proporre propri indicatori. Spiegavamo che il motu proprio Coniuncta Cura di Leone XIV non era un intervento tecnico, ma un riposizionamento della finanza cattolica in coerenza con la missione ecclesiale, con criteri morali tradotti in strumenti operativi e la possibilità di coniare benchmark cattolici riconosciuti. Il comunicato stampa diffuso dallo IOR il 10 febbraio 2026 – ripreso dai principali media internazionali, da Reuters a Euronews – conferma questa svolta epocale: la finanza cattolica non è più relegata alla marginalità etica o alla nicchia degli investimenti “religiosi”, ma entra a pieno titolo nel linguaggio dei mercati globali come riferimento operativo e comparabile. Vediamo qui come.

I nuovi benchmark, in breve.
I due nuovi indici azionari – Morningstar IOR Eurozone Catholic Principles e Morningstar IOR US Catholic Principles – includono ciascuno 50 società a media e grande capitalizzazione, selezionate non soltanto in base a criteri finanziari, ma anche in funzione della loro conformità ai principi etici cattolici. Le esclusioni sono determinate da parametri morali chiari, legati alla tutela della vita, alla dignità della persona e alla responsabilità sociale.
In questo senso, è evidente che non si tratta di prodotti ESG generici, ma di indici che incorporano un riferimento chiaro alla Dottrina sociale della Chiesa. Una innovazione che definisce un’alternativa alla finanza “mainstream”. Un passaggio strutturale dove per la prima volta, la Dottrina sociale della Chiesa non si limita a orientare le scelte morali dei singoli investitori, ma entra nel linguaggio tecnico dei mercati attraverso uno strumento oggettivo, misurabile e replicabile: un benchmark.

Uno strumento da noi anticipato.
Già nell’ottobre 2025 avevamo spiegato come il motu proprio Coniuncta Cura emanato da Leone XIV stesse aprendo la strada a una vera e propria riforma della finanza vaticana. A differenza di interpretazioni superficiali o tecnocratiche, quell’analisi mostrava che il documento non si limitava a ridefinire competenze interne, ma introduceva un nuovo paradigma dottrinale: la finanza doveva essere pienamente conforme alla missione della Chiesa, non un semplice strumento di gestione patrimoniale; i criteri morali cattolici dovevano tradursi in linee guida operative (parlavamo di un “ESG cattolico”); si apriva la possibilità di “benchmark etici” che rispondessero a criteri di vera responsabilità sociale e umana. Il recente annuncio dello IOR conferma questa prospettiva: non sono solo criteri di esclusione morale, ma benchmark strutturati, riconosciuti e competitivi a livello internazionale.

Cosa cambia per il credente e per il mercato.
Negli ultimi anni il tema degli investimenti “coerenti con la fede” era rimasto confinato a fondi specializzati o a policy interne di istituzioni ecclesiali. Strumenti spesso validi, ma privi di una vera standardizzazione. Senza benchmark dedicati, la misurazione delle performance avveniva rispetto a indici generici, generando inevitabilmente uno scarto tra obiettivi etici e strumenti tecnici. La creazione di due indici proprietari risolve questo problema alla radice: la coerenza morale non è più un’aggiunta ex post, ma entra nella costruzione stessa del parametro di riferimento. Si tratta di un benchmark costruito con un operatore globale come Morningstar è immediatamente integrabile nei sistemi di asset management, nelle piattaforme di consulenza, nei modelli quantitativi. Può essere replicato attraverso fondi indicizzati, può diventare sottostante di ETF, può essere adottato come parametro di valutazione per gestioni patrimoniali. Questo significa che la finanza cattolica non resta testimonianza culturale, ma diventa infrastruttura di mercato.

Ricadute sugli asset della Santa Sede. E non solo.
Le implicazioni sono rilevanti soprattutto per il patrimonio ecclesiale globale. Diocesi, ordini religiosi, fondazioni e università cattoliche gestiscono capitali significativi. Fino ad oggi molte di queste realtà si sono affidate a criteri ESG adattati o a linee guida interne non uniformi. L’esistenza di un benchmark ufficiale consente invece un allineamento oggettivo tra missione e gestione patrimoniale. Non si tratta solo di evitare investimenti incompatibili con la dottrina, ma di misurare le performance rispetto a un indice coerente con la propria visione antropologica. Questo introduce maggiore trasparenza, maggiore accountability e una governance finanziaria più rigorosa. Vi è poi un profilo più ampio. Il mercato ESG attraversa una fase di crescente tensione reputazionale. Accuse di greenwashing, metriche poco trasparenti e oscillazioni normative hanno indebolito la credibilità di molti framework. Un sistema fondato su un impianto antropologico stabile come quello della Dottrina sociale della Chiesa offre un elemento di continuità che il mercato non sottovaluta. La stabilità dei criteri è un valore finanziario, non solo morale. Gli investitori istituzionali cercano coerenza nel tempo, non adattamenti opportunistici alle pressioni del momento.

Naturalmente l’iniziativa non è priva di rischi. La credibilità dei nuovi indici dipenderà dalla trasparenza metodologica, dalla coerenza nelle esclusioni e dalla capacità di resistere alla tentazione di piegare i criteri per inseguire le performance. La presenza di grandi società tecnologiche nei portafogli solleverà inevitabilmente interrogativi pubblici. Ma questo è un banco di prova fisiologico per qualsiasi sistema che voglia misurarsi con il mercato libero e reale, e non con un ideale astratto. Staremo a vedere. Ma ad oggi un fatto è certo: per gli investitori cattolici – laici o istituzionali – questa evoluzione significa poter misurare e confrontare performance non più con indici generici o reinterpretati, ma con benchmark che riconoscono esplicitamente la Dottrina sociale come criterio di selezione. Per il mercato finanziario globale, invece, la novità è un nuovo modello di finanza etica che non si limita all’ambientale o al sociale in senso ampio, ma integra una prospettiva antropologica e morale esplicita. Indicatori che non sono solo strumenti, ma una dichiarazione di presenza culturale e dottrinale nel cuore dei mercati globali.

Roberto Manzi
Author | PhD, Communication Sciences | Lic. Dogmatic Theology
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Relatore

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