I ministri arabi degli Affari esteri riuniti domenica scorsa al Cairo hanno lanciato un monito al governo siriano, dando al presidente Bachar al Assad 15 giorni di tempo per cessare la sanguinosa repressione delle manifestazioni popolari.
Dalla metà di marzo sono migliaia i civili uccisi dalle forze del regime.
Se questo appello rimarrà inascoltato, come è prevedibile, la Siria verrà espulsa dalla Lega Araba.
La Lega ha anche deciso la formazione di una Commissione costituita dai ministri degli Esteri di Algeria, Sudan, Oman, Egitto e Qatar per “contattare i dirigenti siriani alfine di fermare ogni atto di violenza.”
Diverse organizzazioni umanitarie premono da tempo sulle Nazioni Unite affinchè indica un processo contro il regime siriano, ma è poco probabile che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu decida di compiere un tale passo.
Soprattutto per la mancanza di un reale coinvolgimento di paesi influenti come Stati Uniti, Gran Bretagna o Francia. Dai governi di queste nazioni potrebbero giungere posizioni decisive ma sinora si sono limitati a dichiarazioni di condanna scontate e di nessun effetto. Il massacro siriano non sembra essere prossimo ad una fine.
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"L’Occidente si è accorto che, non riuscendo a gestire rapidamente e con successo la guerra di Libia, non avrebbe neppure lontanamente potuto avvicinarsi ad un’ennesima guerra (dopo Afghanistan, Iraq, Libia e operazioni varie come quelle nel Corno d’Africa, nello Yemen, ancora nei Balcani eccetera). Ancora: il regime di Assad, grazie alla sua alleanza con l’Iran, all’influenza in Libano, all’intrico del rapporto con Israele, è un pericoloso castello di carte esplosive: se ne tiri via una, rischia di saltare tutto. Per questo persino Israele, per quanto possa avversare un clan sanguinario e spietato come la famiglia Assad, per settimane in cuor suo ha pregato che la Siria non finisse allo sbando come ormai invece appare inevitabile.
La Siria è una partita geopolitica molto più delicata e complicata del regime libico. Ecco perchè in Libia sì e in Siria no: perchè in Libia (forse) si poteva, e in Siria (forse) non si puo’"
http//feluche.blogautore.repubblica.it/2011/08/15/perche-in-libia-si-e-in-siria-no/
"L’Occidente si è accorto che, non riuscendo a gestire rapidamente e con successo la guerra di Libia, non avrebbe neppure lontanamente potuto avvicinarsi ad un’ennesima guerra (dopo Afghanistan, Iraq, Libia e operazioni varie come quelle nel Corno d’Africa, nello Yemen, ancora nei Balcani eccetera). Ancora: il regime di Assad, grazie alla sua alleanza con l’Iran, all’influenza in Libano, all’intrico del rapporto con Israele, è un pericoloso castello di carte esplosive: se ne tiri via una, rischia di saltare tutto. Per questo persino Israele, per quanto possa avversare un clan sanguinario e spietato come la famiglia Assad, per settimane in cuor suo ha pregato che la Siria non finisse allo sbando come ormai invece appare inevitabile.
La Siria è una partita geopolitica molto più delicata e complicata del regime libico. Ecco perchè in Libia sì e in Siria no: perchè in Libia (forse) si poteva, e in Siria (forse) non si puo’"
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