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Il piano d’attacco degli USA all’Iran è pronto – Carlo Curti

La notizia è di questi giorni e viene dalla bocca di Daniel Shapiro, ambasciatore nordamericano in Israele. Il diplomatico ha detto che sarebbe preferibile risolvere il conflitto in maniera pacifica e senza pressioni piuttosto che usare la forza militare, ma questo non significa che il governo statunitense escluda altre opzioni.

“L’altra opzione non solo è disponibile, ma anche perfettamente pronta per l’applicazione” ha affermato Shapiro a proposito dell’intervento militare.
Al che il cittadino che ragiona ancora con la propria testa, si domanda: E sarebbe l’Iran il pericolo mortale per i due eserciti tecnologicamente più attrezzati del mondo? Un paese ancora largamente riconoscibile in quello che un tempo veniva definito terzo mondo, con un esercito che a fatica ha tenuto testa a Saddan Hussein e la cui punta di diamante sono i giovanotti dei “pasdaran”, bellicosi quanto patetici nella loro devozione alla retorica islamista?
Suvvia, non scherziamo, dietro c’è ben altro, a cominciare dal solito petrolio giù giù fino all’instabilità cronica dell’intera regione mediorientale di cui Israele, e non certo l’Iran, è storicamente il maggior responsabile.
Prendetevi la briga di andare a guardare la sequenza di carte geografiche della Palestina dal 1948 ad oggi e vedrete se chi prima era a casa propria e adesso se ne sta in trincea dietro un muro lungo 700 chilometri, può considerarsi aggressore o vittima.
La cosa che però fa sorridere in questi difensori della “legalità del più forte” è che, ancora una volta, non riescono a imparare dalle passate esperienze e dai lutti procurati ai propri connazionali, quando le hanno date e prese, senza contare dove le stanno ancora prendendo. È forse per rifarsi il trucco che si mettono a disposizione per un’altra avventura dall’esito tutt’altro che scontato?

Mi dispiace per i rappresentanti di Benjamin Netanyahu in Valcolla e a Castagnola , ma le manovre congiunte previste per la seconda metà di quest’anno fra le forze aeree dei due potenti paesi, se non saranno propaganda o semplice esibizione di muscoli, potrebbero istituzionalizzare il caos in quelle martoriate regioni.
E a chi giova di più il caos oltre ai faccendieri internazionali e ai miliziani di Allah?

Carlo Curti, Lugano

Redazione

View Comments

  • "Mi dispiace per i rappresentanti di Benjamin Netanyahu in Valcolla e a Castagnola..."

    Non si dimentica forse un ameno villaggio del Mendrisiotto?

  • La lobby sionista di Ticinolive non è uno scherzo
    e il contatto con il temibile Mossad assicurato!

  • Io direi semplicemente all'Abbronzato:
    RICORDATI DI AVER RICEVUTO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE!

  • Che il signor Curti non abbia simpatia per lo Stato ebraico è fuori discussione e comunque legittimo.
    Affermare però con spocchia che Israele è il maggior responsabile dell'instabilità della regione, oltre ad essere storicamente falso (libri e giornali, con relative cartine geografiche, li leggiamo e li guardiamo anche noi), è infamante e menzognero.
    E qui non c'entra nulla essere pro o contro la politica israeliana, Usa, cinese e del vattelapesca.
    Queste sono falsità utilizzate per lanciare messaggi politici di parte, punto e basta!.
    Al signore in questione non riesce neppure il tentativo di fare dell'ironia casereccia su chi tenta, anche da noi, di guardare senza filtri ideologici come stanno le cose in Medio Oriente.

    Ma ci faccia il piacere ...

  • Una guerra contro l’Iran è possibile che possa scoppiare. Israele non ne vede l’ora, gli U.S.A., loro sostenitori, sarebbero interessati ma sono a corto di quattrini. Sul fatto che gli States abbiano il borsellino magro non ci piove, già devono chiudere con l’Iraq e li i costi rimanenti devono pur sostenerli, l’Afganistan costa un occhio, la Libia e la Siria sono altri costi che i poliziotti del mondo sostengono.
    Da fonti alternative si apprende che degli ex ribelli libici sono stati spostati in Siria sempre in qualità di ribelli. Praticamente gli U.S.A , e sotto sotto anche l’Europa, subappaltano le guerre, fornendo armamenti anche sofisticati tramite NATO e rendendo possibile ai “ribelli”l’accesso ai dati satellitari.
    Il nocciolo della questione è situato nel Mediterraneo orientale, dove dei grossi giacimenti di gas si trovano nelle acque territoriali di Israele e non solo, e questo è uno dei motivi principali della destabilizzazione della Siria da parte degli occidentali e del Quatar. Israele vorrebbe passare dalla dipendenza alla sovranità energetica
    La questione iraniana è compresa in questo grande contesto.
    Un articolo interessante in proposito è consultabile al Link:
    http://www voltairenet.org/Le-bassin-du-Levant-et-Israel-une

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