A Istanbul è stato appiccato il fuoco alle sedi del partito islamico Akp, a cui appartiene il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che accusa: “Rivolta organizzata da gruppi estremisti con collegamenti esteri”.
Quasi duemila arresti e centinaia di feriti negli scontri che in Turchia oppongono da diversi giorni forze dell’ordine e manifestanti, i quali hanno iniziato a protestare quando il governo ha annunciato di voler tagliare gli alberi del Gezi Park di Istanbul per far posto ad un centro commerciale.
Il premier Erdogan sostiene che la rivolta antigovernativa ha collegamenti esteri ed è organizzata da gruppi estremisti.
La protesta è passata dalle strade di Istanbul, Ankara, Smirne, ai social network, messi all’indice da Erdogan per la loro capacità di amplificare e il dissenso e contagiare la comunità.
In particolare su Twitter, dove si moltiplicano i commenti fortemente critici verso l’atteggiamento del premier e delle forze dell’ordine.
A Istanbul, davanti alla sede di Ntv, rete televisiva privata, centinaia di persone si sono riunite per denunciare la censura dei principali media.
Turchia, nuovo focolaio di crisi geopolitica? chiede il portale Wall Street Italia.com : “La situazione non è affatto da sottovalutare, a rischio è la libertà degli individui, la loro libertà di espressione, visto che Erdogan ha detto addirittura che Twitter è un pericolo per la società.
L’instabilità politica ha avuto riflessi immediati sull’azionario e sulla valuta, la lira turca, che si è indebolita (…). La Borsa di Istanbul ha aperto le contrattazioni di lunedì con un tonfo -6,43%.
(…) Con le proteste crescenti potremmo assistere a flussi in uscita significativi e la banca centrale potrebbe dare il via a politiche restrittive – ha commentato Ugur Gurses, editorialista del quotidiano turco Radikal.”
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