Sono stato invitato (con altri) da Lorenzo Quadri a rispondere alla seguente domanda: “È giusto togliere la Sezione del lavoro alla consigliera di Stato Sadis, oppure è una provocazione?” Ho risposto, ieri sul Mattino, così:
Schematizzo il mio pensiero in 6 punti.
Per finire, la richiesta presentata alla direttrice del DFE è certissimamente una provocazione in puro stile leghista. Essa tuttavia è accompagnata da una serie di ragioni, che il cittadino stesso saprà valutare.
NOTA. Il giorno stesso (cioè ieri, domenica 16 marzo, e non è certo un caso) l’on. Sadis reagiva alla provocazione leghista (ho esplicitamente scritto che lo è) concedendo un’ampia intervista al Caffè. Non è certo un caso, è anzi estremamente significativo che la direttrice del DFE – presa di mira senza sosta e in modi invero abbastanza spietati – non trovi di meglio che andare a piangere sulla spalla del Lillo (il quale ben volentieri la presta).
Il contenuto dell’intervista è, a dir poco, deludente. “Che desolazione questa politica!” esclama Laura, depressa. E perché? Per la “deriva populista”, per i modi inurbani, le aggressioni verbali, i proclami urlati, la superficialità… Io direi un’altra cosa, alquanto diversa (che il Caffè non mi pubblicherebbe mai, non che io ci tenga). Perché è cessata l’obbedienza supina a un’autorità (e a un potere) che si voleva (ed era) indiscussa e indiscutibile. Si è infranto un vincolo di sudditanza (non sarò io a versar lacrime per questo) e ciò non poteva avvenire senza qualche piccolo trauma.
La signora, stranamente, non si rende conto che è stata proprio l’arroganza – così ben espressa da un senso di superiore “intangibilità”, unito a una smodata fregola per il “politicamente corretto” – a suonare la campana a morto del Vecchio Potere. Nonostante gli innumerevoli disastri avvenuti – lei che è chiamata ironicamente “contabile” s’ingegni a quantificare il danno subìto dal suo partito in parecchi dolorosi anni – ancora si riesce a non capire.
Prendiamo un esempio, il più clamoroso e il più recente: il voto sullo “Stop all’immigrazione di massa”. Esito “populista” quant’altri mai. Bècero, razzista, intollerabile. Per fortuna gli elettori del PLR hanno votato tutti bene (in particolare, i membri del Comitato cantonale, bene per due volte di fila). Lei, signora governante, “regna” (con altri 4) su un 68,3 % di ottusi, illusi populisti ignoranti. È veramente dura, lo so, e perciò la compiango. Ma lei questo calvario se lo è scelto liberamente, sette anni fa.
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