Di fronte a queste prospettive non possiamo che essere solo “masochisti” se dovessimo votare SI a questa iniziativa. Ancora una volta la sinistra svizzera, promotrice di questa azione, non ha minimamente messo a fuoco il concetto che senza soldi generati dal “capitale” (inteso come far impresa, ricchezza e lavoro) non si possono pretendere finanziamenti allo stato sociale, ai servizi, alle opere e all’educazione. Probabilmente molti di loro non hanno mai approfondito la filosofia dei “laburisti inglesi” di Tony Blair. Egli, agli inizi del suo mandato come Primo Ministro, volle e ottenne un compromesso tra il “welfare” (stato sociale) e il mondo produttivo. Coloro che generavano e impiegavano manodopera, producendo benessere e moneta. Torniamo ai nostri globalisti, ma chi sono? Sono semplicemente quei benestanti che hanno scelto la Svizzera come nuova residenza dove poter vivere e contribuire alla vita sociale e con le loro tasse, sostenere in parte le casse delle nostre istituzioni.
Mi piacerebbe chiedere agli iniziativisti come possano sostituire, in tempi di crisi e di guerre economiche con il resto dell’Europa, i posti di lavoro svizzeri e le somme citate sopra. Vorrei pure chiedere a loro come potremmo in Ticino recuperare circa 80 milioni di franchi, che gli 880 globalisti versano nelle casse ticinesi se dovessero prendere “armi e bagagli” e trasferirsi altrove.
Questo modo di ragionare e di proporsi da parte dei sostenitori dell’iniziativa è semplicemente di stampo ideologico e orfano di qualsiasi visione globale di quanto ci sia in gioco. Un gioco pericoloso che potrebbe renderci tutti molto ma molto più poveri e di sicuro con meno soldi da investire anche nello stato sociale.
Votare NO a questa iniziativa salverebbe in parte le casse pubbliche che oggi più che mai sono in braghe di tela e necessitano tutte le risorse possibili, evitando cosi l’aumento delle imposte tanto caro a un’area specifica della politica nazionale.
Tiziano Galeazzi
Coordinatore Swiss Respect Ticino e Grigioni italiano
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