La delusione per la cattiva prova del partito era palpabile, accresciuta da certe aspettative esagerate e irrealistiche fondate sulla “lista forte” per il CdS. Il tutto non sarebbe stato così grave, se anche il risultato per il Gran Consiglio non fosse stato negativo.
Il presidente Giovanni Jelmini ha parlato della sua passione per la politica, dei suoi quasi otto anni di leadership, delle difficoltà che il partito incontra nella società moderna (e qui ha ragione, si pensi al “partito della famiglia” in una società fatta di famiglie sfasciate), della necessità di affrontare con una nuova presidenza l’imminente impegno delle Nazionali di ottobre.
Dunque Jelmini ha rassegnato le dimissioni per la fine di maggio. Il giorno 20 si riunirà il Comitato cantonale e forse già allora conosceremo il nuovo presidente. In ogni caso presto, poiché le scadenze incombono.
Un addio dignitoso, pacato, dimesso e un po’ triste. Aleggiava sulle teste di tutti la domanda: come rilanciare il partito? La mia impressione è che agli azzurri manchi un po’ di grinta. Dovrebbero prendere esempio da come si è battuto il PLR, con che rabbia, con che mezzi, con che voglia di vincere, con che accanimento. Hanno perso ugualmente (non per il Legislativo, però!) ma si confortano nella consapevolezza di esserti battuti bene.
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