Di Michael Sfaradi
Gerusalemme 18 Dicembre 2017
Sono stati permessi sia il traffico di droga che il riciclaggio di denaro all’interno degli Stati Uniti, e non si è fermato il “fantasma”, uno dei più grandi trafficanti di cocaina del mondo e che ha anche fornito armi chimiche ad Assad.
Questo sarebbe stato permesso dall’amministrazione di Barack Obama.
Traffico di droga e riciclaggio di denaro anche all’interno del territorio degli Stati Uniti da parte di membri di Hezbollah o di affiliati, per garantire che non fallissero i negoziati sull’accordo nucleare con l’Iran.
Lo scoop di oggi è della rivista “Politics”, ripresa in Israele dal sito internet del quotidiano Yediot Ahronot (Ultime Notizie), e rivela l’intervento da parte dell’amministrazione Obama per contrastare il progetto “Cassandra” contro le attività criminali di Hetzbollah.
Le accuse sono pesanti e sono state rivelate ieri al Magazine Politics da David Asher, uno dei dirigenti del progetto ‘Cassandra’ e analista economico presso il Ministero della Difesa.
Il progetto ‘Cassandra’ è stata una campagna su larga scala della Drug Enforcement Administration (DEA), per danneggiare le attività criminali dell’organizzazione terroristica libanese, ma la politica, per mezzo di funzionari dell’amministrazione Obama, ha messo vari blocchi che hanno, di fatto, fermato le indagini. David Asher non si ferma qui: ”È stata una decisione politica e sistematica che ha contribuito ad annullare tutti i nostri sforzi”. a inoltre raccontato che lui e il suo team hanno lavorato a Beirut in collaborazione con l’intelligence israeliana, per un’operazione destinata a penetrare nelle attività di una banca libanese al fine di tracciare i trasferimenti di denaro.
Durante le loro indagini hanno anche raccolto prove che dimostrano che Ayman Juma uomo d’affari sospettato di essere il più importante signore della droga libanese, vicino a Hezbollah e a diversi cartelli in Colombia e in Messico, abbia contrabbandato tonnellate di cocaina sul territorio degli Stati Uniti in collaborazione con il cartello della droga USA “Ztas”. Ayman Juma ha inoltre riciclato un mare di denaro attraverso la stessa banca libanese per un ammontare di circa 200 milioni di $ al mese, denaro frutto della vendita di farmaci a domicilio.
I funzionari del Progetto Cassandra, che lavoravano dal complesso della DEA in Virginia, hanno a più riprese chiesto sanzioni economiche e mandati per arresti importanti, ma alti funzionari dei ministeri della Giustizia e delle Finanze hanno respinto o ritardato le richieste fino a renderle ineseguibili.
È così fallito il tentativo di limitare l’attività illegali di membri o di affiliati ad Hezbollah, tra cui uno dei più grandi contrabbandieri di cocaina al mondo denominato il ‘fantasma’, lo stesso che ha fornito armi chimiche e convenzionali al presidente siriano Bashar Assad, poi usate dal dittatore contro il suo stesso popolo.
Ex alti funzionari dell’amministrazione Obama, contattati dalla rivista Politics, hanno in parte confermato e in parte smentito le dichiarazioni di Asher, confermando che diverse decisioni furono effettivamente prese per migliorare i rapporti con l’Iran, ma hanno negato che la politica abbia fermato i tutori dell’ordine. In particolare Kevin Lorris, che ha lavorato per la Casa Bianca e per il Dipartimento di Giustizia durante l’amministrazione Obama, ha ribadito che esisteva un modello di azione contro Hezbollah, sia attraverso le sanzioni che attraverso le forze dell’ordine, sia prima che dopo l’accordo con l’Iran. Questo si scontra però con le dichiarazioni di Asher che raccontano una realtà diversa, e cioè che più gli Stati Uniti erano vicini a firmare l’accordo nucleare con l’Iran, più si faceva difficile agire contro Hezbollah.
Poi, appena fu annunciato l’accordo a gennaio 2016, il personale del progetto Cassandra fu trasferito ad altre missioni.
Alcuni ex funzionari dell’amministrazione Obama, pur negando che il “Progetto Cassandra” sia stato boicottato per ragioni politiche, hanno comunque ammesso al Magazine Politics di essere stati istruiti ad agire al fine di migliorare le relazioni con l’Iran per ritardare il suo programma nucleare e facilitare il rilascio di quattro prigionieri americani detenuti nella Repubblica islamica.
Michael Sfaradi
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L'aspetto a mio avviso pregnante è quello delle enormi risorse finanziarie di cui, legalmente o, se si preferisce, con approccio illegale od almeno affatto etico, queste organizzazioni in armi, stati senza territorio che operano all'interno di Stati formalmente sovrani e riconosciuti, queste organizzazioni dispongono.
Probabilmente queste disponibilità finanziarie sono in grado di influenzare gruppi politici e di pressione che in Italia sono fortemente schierati a sostegno di quella che taluni giudicano una forma di invasione e di sottomissione non contrastata dalle Istituzioni, addirittura sostenuta e favorita da componenti militari il cui compito d'Istituto sarebbe quello di respingere gli invasori in qualunque modo si presentino o si camuffino.
In Libano l'Italia è presente con un consistente Contingente militare, che oltre avere protetto Hezbollah, consentendo loro il riarmo e la costituzione di ingenti depositi di armi e di vettori missilistici, sembra ora essere ostaggio dell'organizzazione, senza dubbio ad alto rischio in caso del precipitare della situazione in quanto la missione è sotto egida ONU, mentre sarebbe almeno auspicabile la sua redifinizione sotto egida NATO, meglio se di intesa con Israele, che sarenno chiamati a difendere all'eventuale precipitare della situazione.
Il nostro Contingente è privo di sitemi d'arma pesante, quindi destinato in questo scenario a soccombere se non venisse supportato dalle Forze Armate d'Israele, magari con un rapido ripiegamente sul suo territorio in attesa di rinforzi e di adeguate dotazioni e di confacenti regole di ingaggio dalla Madrepatria che sembra invece, con il suo Governo e l'attuale maggioranza politica, schierata dalla parte opposta, come il recente voto contro gli Stati Uniti d'America all'Assemblea delle Nazioni Unite ha reso evidente.
Da questo commento credo sia evidente che sono inquadrato in quella fascia di opinione pubblica che non ha cittadinanza in Italia, vituperata e perseguitata dagli antisemiti che parteggiano, in continuità con l'azione dello zio di Arafat, per i nazislamici, in taluni casi persino da posizioni neolocaustiche.