Generico

Delle migliori intenzioni (di Gobbi) è lastricato l’inferno! – di Tamara Merlo

“Moglie o figlia di qualcuno, e lo stipendio integra”

Le parole del Consigliere di Stato Norman Gobbi (chi lavora nel ramo della vendita è “spesso moglie o figlia di qualcuno, e lo stipendio integra”) sono sicuramente state pronunciate con le migliori intenzioni. Sfortunatamente di buone intenzioni è lastricato l’inferno.

L’idea per cui la lavoratrice nel settore della vendita è “figlia di” o “moglie di”, è molto lontana dalla realtà: una visione che, forse, rispecchia epoche lontane ma che sicuramente non è utile per interpretare il mondo moderno.

Sembra di ripiombare direttamente nelle atmosfere del film “L’ordine divino”, ambientato subito prima del 1971 (l’anno del voto alle donne in Svizzera), quando le donne dipendevano dagli uomini non solo economicamente ma anche giuridicamente, come cittadine a metà o persino meno.

Oggi le donne non sono, né aspirano ad essere, l’accessorio di una famiglia in cui l’uomo porta a casa lo stipendio.

C’è di peggio, questo ragionamento fallace implica che l’accessorietà economica delle donne giustifichi salari che non permettono di vivere dignitosamente in Ticino. Salari troppo bassi, certo, ma siccome sono “accessori”, perché tanto lavorano gli uomini, allora andrebbero bene.

Le donne non lavorano per hobby, nemmeno nel ramo della vendita! Due terzi dei sottoccupati in Ticino sono donne: sono persone che hanno un lavoro a tempo parziale ma vorrebbero poter lavorare (e guadagnare) di più. E la categoria è in crescita, a causa delle difficoltà del nostro mercato del lavoro, che offre sempre meno posti retribuiti dignitosamente (a causa della libera circolazione). E l’approccio evidenziato da Gobbi danneggia tutti, compresi gli uomini, perché la pressione al ribasso sui salari non riguarda solo le donne “accessorie”.

È ferocemente ingiusto far pagare questa situazione alle donne, che dovrebbero accontentarsi di lavorare e non guadagnare abbastanza da mantenere loro stesse e la loro famiglia. Non siamo cittadine di serie B.

Questa mentalità è quella che, ancora nel 2019, permette una delle più grandi ingiustizie su scala mondiale: la disparità salariale tra donna e uomo. Un problema sociale, non una questione di genere.

Tutto questo è inaccettabile e noi ci siamo candidate proprio per chiedere pari dignità, parità salariale e salari dignitosi per tutti, donne comprese.

Tamara Merlo
candidata sulla lista Più Donne

Relatore

Recent Posts

Il necessario cambiamento di strategia europeo

Francesco Pontelli I tassi di crescita dell'Economia  nelle macroaree mondiali risultano mediamente dalle tre alle…

12 ore ago

No a inutili progetti estremisti, No all’iniziativa antidumping

L’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora” si presenta come una soluzione al dumping…

12 ore ago

Iran, tra spiragli di dialogo e repressione interna: il nucleare non si tocca, la dissidenza paga il prezzo

Mentre sullo scacchiere internazionale tornano a muoversi timidamente le pedine della diplomazia, all’interno dell’Iran il…

12 ore ago

Orion 26, la Francia mette in scena la guerra ad alta intensità

La più grande esercitazione militare ad alta intensità mai condotta da Parigi: tre mesi di…

12 ore ago

Entrare in relazione, prima che lo faccia l’AI. “La ricetta? Prendersi il tempo”

Nella seconda serata di Squola per genitori si è parlato di tecnologia in relazione alla…

13 ore ago

Il Nord Kivu sotto legge marziale: controllo delle risorse minerarie tra tecnologie, sicurezza e nuovi equilibri geopolitici

RD Congo, i minerali sempre più al centro delle contese globali. Mario Scaramella nominato consigliere…

13 ore ago

This website uses cookies.