Nessuno si aspettava in Italia, di passare così rapidamente da uno stile pacioso e da salotto, fatto di abbracci e strette di mano, ad uno stile di vita così terribilmente connesso, tra cellulari, internet e on-demand, ma solo in modalità virtuale sui social. Se una cosa ha rivoluzionato di già questo periodo di stop a causa della pandemia mondiale, sono le abitudini delle famiglie italiane, che non erano più abituate a pranzi e cene insieme figuriamoci a fare lunghe sessioni di compiti scolastici a casa o stare con i propri figli, ventiquattro ore al giorno , tra una sessione scolastica online ed un compito “in rete”; ora che per 66 giorni, si sono condivisi ambienti , spazi di casa e nuove abitudini culinarie, con la diffusione dei nuovi servizi tecnologici si stanno condividendo anche nuovi mezzi di comunicazione e di lavoro da casa. Basate su nuove strategie di comunicazione nei social, chissà, forse, per una nuova rivoluzione in ambito digitale.
I social sono diventati “dirette”, a tratti televisione, a volte radio o semplici veicoli di informazione (e disinformazione) o mezzi per conferenze stampa, incontri di lavoro e riunioni tra colleghi; quasi a dar testimonianza di come degli strumenti di “lontananza” siano diventati strumenti di “vicinanza” e “prossimità”, tanto più necessari tanto più curiosamente diretti ed immediati, concreti e quotidiani. La “digital revolution” che irrompe ed apre le porte anche alla cultura ed all’arte, in modo nuovo. Molti sono infatti i musei e associazioni italiane (si è già detto in un precedente articolo), ma anche editori e organizzatori di eventi, che hanno iniziato ad usare in tal senso i social
Insomma, l’arte rimane anche virtualmente un vero e proprio percorso emozionale, come lo ha dimostrato anche il grande successo del progetto sui social “Decameron: una storia ci salverà”, o l’evento Pianocitymilano -“preludio2020” ovvero la anteprima virtuale della nona edizione del festival di pianoforte milanese che si è svolto dal 22 al 24 Maggio 2020 in streaming con ampio successo di pubblico. Concludendo insomma, l’arte come esperienza concreta e quotidiana. Anche in Italia.
Cristina T. Chiochia
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