“(…) Meglio la libertà e l’autodeterminazione piuttosto che la soggezione politica ed economica ad un’entità politica indefinita, mal governata, spendacciona e poco democratica. In questo dobbiamo ammirare gli inglesi che, pur con modalità diverse, hanno deciso di andarsene dall’UE. Se non passa il sì c’è anche un altro rischio, che i nostri governanti comincino a sperare che il Popolo svizzero stia «maturando», che non rigetti più con decisione, e a larga maggioranza, l’idea di un’integrazione nell’UE e che subito dopo la votazione a loro favorevole essi comincino a preparare il prossimo piccolo passo per portarci in Europa.” (dal CdT odierno)
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Alberto Siccardi individua lucidamente il punto essenziale. La sconfitta del Sì di per sé non è così grave (anche se una sconfitta è sempre una sconfitta). Ma una sconfitta pesante nei numeri spalancherebbe le porte all’Accordo quadro. A Berna e a Bruxelles tutto è stato tenuto in sospeso, nell’attesa…
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È in effetti dagli anni '90 che l'obiettivo è portarci nell'UE, volenti o nolenti. Obiettivo prima dichiarato apertamente, poi (dopo la bocciatura dello SEE) sempre più sottaciuto e nascosto. I bilaterali, così come lo fu la SEE, e come lo sarà l'accordo quadro, per questi fautori dell'UE sono solo passi intermedi in vista dell'obiettivo finale, in ossequio al "metodo Monnet". Che questi passi possano essere interrotti o addirittura cancellati, non le eventuali conseguenze economiche, è il loro vero, grande terrore.