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Camogli, frana al cimitero, duecento le bare colate a picco in mare

L’Italia è profondamente scossa, nel medesimo giorno in cui l’ambasciatore e il militare italiano vengono rapiti e uccisi in Congo, in Liguria, a Camogli un’intera parete di Cimitero crolla e più di duecento feretri finiscono in mare.

Sono più di duecento le bare finite in mare, a Camogli. Alle cancellate del cimitero si affolla il popolo, ognuno col magone, per i corpi dei propri cari, finiti in mare. Si chiedono se li ritroveranno mai, i resti dei loro familiari, e, intanto, per impedire che le bare prendano il largo, sono state messe delle panne oceaniche.

È stata una frana, quella che ieri pomeriggio, alle quindici, ha travolto il cimitero di Camogli, sulla riviera ligure di levante. Nei video si vede un’intera parete, pregna di loculi, finire a picco nel mare.

Subito al lavoro, i vigili del fuoco sono intervenuti con le squadre di Rapallo e i sommozzatori con la motobarca del distaccamento Gadda, per recuperare almeno dieci bare. Le forze della sicurezza hanno lavorato ininterrottamente per tutto il pomeriggio, come riporta l’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone.

Nel frattempo, tutti i dieci feretri recuperati sono stati collocati dal Comune in un’area adiacente al cimitero, destinata a camera mortuaria.

Da martedì saranno montate tende dalla protezione civile, in cui saranno collocate le bare che, man mano, verranno ripescate. Pian piano, le famiglie assegnatarie dei loculi interessati dal crollo saranno avvertite, anche se il clima è decisamente teso.

Martedì i geologi faranno le valutazioni con i droni per capire l’indice di pericolosità, per, da un lato, valutare di mandare in sicurezza le persone sott’acqua per recuperare i feretri, dall’altro lato per verificare se anche la strada e la serie di abitazioni, limitrofe siano egualmente a rischio.

Il sindaco di Camogli, geologo di professione, assicura che la frana che è capitata non era facilmente prevedibile.

Come riporta l’assessore Giampedrone, “Il Comune aveva ricevuto quasi 500mila euro di finanziamento per intervenire nelle parti ad ovest e a est della zona crollata” ma sulla zona crollata non erano stati previsti drammi, quale quello accaduto, perché era un’area che aveva subito già interventi in passato e la ritenevano più ‘solida’ rispetto alle altre.

Relatore

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