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Myanmar sull’orlo di una guerra civile: Aung San Suu Kyi condannata a quattro anni

La leader politica birmana Aung San Suu Kyi, è stata condannata lunedì a quattro anni di prigione dal tribunale di Naypyidaw. Agli arresti domiciliari in seguito al colpo di stato militare messo in atto lo scorso febbraio, la donna ora dovrà scontare due anni per il reato di sedizione e altri due per aver violato le norme contro il Covid-19 durante la sua campagna elettorale. Il tribunale deve ancora esprimersi sulle accuse di corruzione, violazione del segreto di stato e della legge sulle telecomunicazioni, per un totale di 10 capi d’accusa.

La condanna non giunge in modo inaspettato. Da quando le truppe militari hanno preso il potere dello stato, controllano anche l’organo giudiziario e la politica vincitrice del Nobel per la pace nel 1991, ora rischia una condanna a oltre 100 anni di detenzione.

Il colpo di stato arrivò per mano del capo delle forze armate del Myanmar, Min Aung Hlaing, che poi divenne capo del governo. A scatenare il caos, la netta vittoria alle urne del partito Lega nazionale per la democrazia, diretto appunto da Aung San Suu Kyi, a sfavore del Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione, diretto dai militari. Scontenti della sconfitta, le forze armate dello stato hanno attacco il governo eletto e scatenato il golpe. Per mesi centinaia di migliaia di persone protestarono contro il nuovo governo. Le manifestazioni furono spesso represse in modo estremamente violento, seminando 1’303 morti. Inoltre, circa 10’600 persone sono state arrestate e condannate per reati politici.

La situazione in Myanmar è sempre più instabile, l’economia sta crollando e la popolazione ora rischia una terribile carestia. Il nuovo governo non ha alcun tipo di appoggio diplomatico da parte degli altri paesi. Al momento l’opposizione non ha nessuna intenzione di cedere e si sta organizzando per poter combattere contro i militari, facendo così insorgere diversi timori per una probabile guerra civile.

MK

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