Weekend a Venezia – se siete turisti capaci di cogliere l’attimo della visione e l’essenza della visita, fermatevi quattro volte a Venezia per gettare uno sguardo su un mondo di sogni perduto, sulla potenza tramontata ma sempiterna al contempo della Serenissima, e sul vorticoso inseguirsi dei secoli, resi fissi e immortali dai Dogi e dagli artisti, dalle dame ai comandanti della flotta che ne furono i protagonisti.
1- Palazzo dei Dogi Sono i soffitti ad attirare la subitanea attenzione dello spettatore ignaro. Sopra ai monumentali affreschi da parete, che recano i nomi dei più celebri artisti del secolo XVI esimo (dal Vecellio al Tintoretto, dal Bassano al Veronese), si ergono, lapidarie e monumentali, scevre di fronzoli e minanti al cuore del visitatore, quattro scritte latine per celebrare la potenza della Serenissima.
“Numquam derelicta, robor imperii, Repub. Fundamentum, Custodes des liberatis”. “Giammai sconfitta, la forza dell’impero, i fondamenti della Repubblica, i custodi della Libertà”.
Quasi un epigramma, per celebrare l’aurea di sacralità di quella potenza navale che regnò per mille anni.
Sotto al palazzo, a fine visita, Ponte dei sospiri, attraverso i quali passavano i condannati per essere condotti nelle segrete, e, molto spesso, per morirvi. Contrasto forte e memorabile quello tra gli ori paradisiaci delle sale rappresentative e istituzionali e il gelido grigiore delle segrete, sui soffitti delle quali una scritta enigmatica di un condannato recita la frase che Gesù, risorto, rivolse alla Maddalena: “non mi toccare.” Noli me tangere.
2 – La Pala d’oro della Basilica di San Marco
Vi è chi dapprima potrebbe credere che l’oro lucente della basilica – forse la più bella del mondo – si esaurisca nelle volte bizantine tempestate di tessere d’oro, e delle icone di santi e sante. non è così. Dietro l’altare maggiore, sopra le reliquie di San Marco, vi è una pala trapuntata da duemila pietre preziose, interamente in lamina d’oro, ultimo e prezioso congedo al visitatore estasiato da tanta irreale eppur presente bellezza. (in foto, particolare).
3 – il soffitto della Chiesa di San Pantaleon erroneamente confuso dai turisti con la maschera “Pantalone” , san Pantaleone di Nicomedia, paleocristiano, ha una chiesa a lui dedicata sul Canal Grande.
64 tele cucite assieme, ad olio, con una straordinaria tecnica di prospettiva. Incredibile e mirabile opera di Gian Antonio Fumani dipinta sul finire del 1600, in vent’anni.
4 – La Chiesa di Santa Lucia
Andate a Venezia, andateci a Carnevale, così da assaporare la vivida intensità di una città improntata sul passato e volta all’eternità. Entrate poi nella Chiesa che conserva le reliquie della Santa fanciulla, Lucia, protettrice della vista (anche quella del cuore), e vi ritroverete immersi in un’aurea di sacralità, mesta e soave. Indi uscitene, e ritornate alla vita. Conservando nel cuore quel senso di splendore austero appena discoverto.
Venezia, la città dai mille volti, conserva innumerevoli luoghi ogni volta da scoprire. Venite , ritornate e tornateci.
Poiché Venezia, come vuole la leggenda medioevale, ogni volta offre nuove meraviglie. Venezia, vieni ancora. Veni, Etiam.
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