Le leggi razziali italiane del 1938 furono una serie di provvedimenti discriminatori emanati dal regime fascista di Benito Mussolini contro gli ebrei e, in parte, contro altri gruppi considerati “non ariani”.
Segnarono una svolta gravissima nella storia italiana, introducendo ufficialmente il razzismo di Stato.
Nel 1938 l’Italia fascista, ormai strettamente alleata con la Germania nazista di Hitler, adottò la dottrina della “difesa della razza”.
Mussolini, che fino ad allora non aveva mostrato particolare antisemitismo, decise di introdurre leggi razziali anche per consolidare l’alleanza con la Germania e rafforzare l’ideologia totalitaria fascista.
Tra agosto e dicembre 1938 furono emanati vari decreti, tra cui:
Le conseguenze furono pesantissime, sia sul piano umano che culturale:
Dopo il 1945 le leggi razziali furono abolite e dichiarate incostituzionali, ma il danno morale e materiale rimase profondo.
Ancora oggi rappresentano una delle pagine più vergognose della storia italiana.
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