Economia

2040 Il Baratro Europeo

 

Francesco Pontelli

 La Ue ha raggiunto un accordo per stabilire un obiettivo vincolante di riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. 

Questo obiettivo intermedio fa parte della Legge europea sul clima e si inserisce nel percorso verso la neutralità climatica totale (zero emissioni nette) entro il 2050.

Senza il minimo pudore in più si afferma come la stessa Unione Europea abbia concesso agli Stati membri e alle aziende di utilizzare, ad esempio, crediti di carbonio ottenuti da iniziative antinquinamento globali per raggiungere i loro specifici traguardi .

Questo quadro ideologico già di per sé insostenibile In relazione ad una situazione Geopolitica internazionale normale , diventa catastrofico nei momenti in cui andrebbe valutato anche il contesto fortemente influenzato dalle crisi internazionali tanto economiche quanto belliche ed in ultimo legate anche alla gestione monopolistica cinesi delle terre rare.

Nonostante , infatti, i grafici dimostrino 1. di essere di fronte ad una  positiva flessione progressiva e continuata delle emissioni in Europa ( come da grafico) la quale andrebbe favorita con incentivi fiscali in quanto espressione di investimenti finanziari e professionali,  invece di imporre dei divieti  assoluti come il perseguimento della riduzione del 90% delle emissione del 2040 e il divieto della vendita di motori endotermici a 2035 

2. Nonostante questo andrebbe per lo meno considerata la assoluta ininfluenza sull’andamento globale del quadro climatico in ragione di una riduzione delle emissioni europee , in quanto già ora minimali. 

3. Come naturale conseguenza questo quadro di incertezza relativa ad una inesistente politica energetica europea ed italiana in particolare favorisce la fuga ormai conclamata delle attività industriali dall’Europa ( come da grafico) .

Questa determinerà un deserto economico ed occupazionale senza precedenti dal dopoguerra ad oggi al quale la Ue  assiste e partecipa attivamente per non invertire il drammatico trend. 

4. Valutando il quadro internazionale andrebbero considerate le politiche energetiche della Cina la quale per realizzare i propri prodotti utilizza 527 milioni tonnellate di carbone diventando la prima fonte di emissione ed inquinamento al mondo marginalizzando come detto in precedenza la responsabilità europea.

5. In più ma non per questo ultimo per importanza lo scenario internazionale  vede in atto  due scenari bellici che  hanno consigliato ed imposto a tutti gli attori internazionali di  modificare quantomeno nella tempistica gli obiettivi strategici già definiti tanto in ambito economico quanto politico.

Viceversa, l’Unione Europea , unica al mondo, ancora oggi si illude di raggiungere la  decarbonizzazione della propria economia , un obiettivo ridicolizzato dai dati relativi al 2024 che hanno visto invece un’esplosione delle emissioni , nonostante i sacrifici , in termini di costi aggiuntivi , per le  imprese europee in quanto imposti dalla stessa unione.

Questa  continua a confermarsi come l’unica istituzione al mondo la quale  imperterrita mantiene come centrale il perseguimento del proprio obiettivi ideologici ambientali e politici indipendentemente dal degrado geopolitico internazionale che dovrebbe indurre ad una maggiore cautela specialmente in ragione degli effetti economici che tali scenari  creano.

Non paga , quindi, l’istituzione Europea  risulta ancora una volta assolutamente scollegata dal contesto internazionale quindi 

non vede ( non conosce ) 

non sente  ( non comprende  )

non sa  ( non programma ) ,

e di fronte ad uno scenario in continua evoluzione, conferma la propria inamovibile ed assolutamente granitica ideologia ambientalista antieconomica, e si  conferma molto peggiore delle scimmiette che rappresentano questi comportamenti. 

La flessibilità politica e strategica in rapporto al contesto internazionale  di certo rappresenta di certo un valore aggiunto per una qualsiasi classe politica e dirigente: ancora oggi sconosciuto nel continente europeo.

Relatore

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