Fra le corti splendenti dell’Impero svevo, dove l’ingegno era fiore e virtù sovrana, emerse un uomo di mente acuta e parola soave: Pier delle Vigne di Capua. Nato da stirpe non illustre, ma elevato dal solo merito del sapere, egli seppe ascendere fino alle più alte dignità dell’Impero. Alla corte di Federico II di Svevia, l’imperatore filosofo, trovò il suo regno: la sua penna divenne legge, la sua voce consiglio, il suo ingegno ornamento del trono.
Egli scriveva non solo con l’inchiostro, ma con la luce della ragione. Nei tribunali, nelle cancellerie, nelle ambascerie del mondo, il nome di Pier delle Vigne correva come quello d’un uomo giusto e sapiente. Il sovrano lo amava, e in lui riponeva fiducia sì grande che gli affidò le chiavi del proprio cuore.
Ma là dove il potere abita, non manca mai l’invidia. Serpe occulta tra i piedi dei grandi, essa insinuò sospetti nell’animo di Federico. Voci velenose, sussurri d’ombra accusarono Pier di tradimento, come se avesse venduto i segreti del suo signore. L’imperatore, che un tempo l’aveva chiamato fratello, ora lo guardava con occhio torvo.
Cadde allora Pier dalle altezze della gloria nel fango della prigione. Privato della vista, vilipeso e travolto dall’ingiuria, non trovò conforto né pietà. Solo nel buio, fra le catene e il silenzio, la sua mente nobile si rivolse contro sé stessa. Non sopportò l’infamia, e con le proprie mani si tolse la vita, vincendo il dolore con l’estremo atto della disperazione.
Ma la giustizia divina, che pesa le anime con bilancia incorruttibile, lo pose nell’Inferno dantesco, tra i suicidi. Là, nel bosco dei pruni e delle spine, la sua anima vive in un tronco sanguinante, e dal legno stilla voce che geme:
“Io son colui che tenni ambo le chiavi
del cor di Federigo, e che le volsi,
serrando e diserrando, sì soavi…”
E in quel canto di pena e fierezza rivive l’antico splendore dell’uomo che fu grande, e che per troppa fedeltà trovò la morte. Così Pier delle Vigne rimane esempio immortale di quanto fragile sia la gloria degli uomini e quanto crudele, talvolta, la mano del potere.
foto: lemonov44
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