le elezioni regionali del Veneto, pur non essendo più candidabile come presidente dopo 15 anni di governo, Luca Zaia ha dimostrato nuovamente il suo enorme peso politico. Presentatosi come capolista della Lega in tutte le province, ha trascinato il partito oltre il 30%, molto sopra Fratelli d’Italia, e contribuito in modo determinante alla vittoria del nuovo presidente Alberto Stefani, che supera il 60% dei consensi.
Già a metà scrutinio, Zaia aveva raccolto oltre 40.000 preferenze, più di 10.000 nella sola provincia di Treviso, suo storico feudo. Commentando il risultato, ha affermato che con una vera e propria “Lista Zaia” la coalizione avrebbe ottenuto ancora più seggi: «Si governa con i consiglieri, non con le chiacchiere». Per Zaia, il risultato della Lega — che solo un anno fa alle europee era al 12-13% — dimostra la forza del partito quando lavora sul territorio.
Lo slogan della sua campagna, «Dopo Zaia scrivi Zaia», accompagnato da un video con un leoncino alato di San Marco generato con l’AI, ha incarnato perfettamente la strategia: puntare sul suo nome e sulla sua immagine.
Il nuovo presidente Stefani ha dichiarato di augurarsi che Zaia rimanga in Consiglio regionale «non per cinque anni, ma per i prossimi trenta», riconoscendone il ruolo decisivo nella storia recente del Veneto.
Anche Fratelli d’Italia, pur in crescita, ha riconosciuto la centralità del governatore uscente. Il senatore Speranzon ha definito il consenso verso Zaia «indiscutibile», e lo ha indicato come una risorsa non solo della Lega ma di tutto il Veneto.
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