Sparò a una ragazza nigeriana ferendola, ora Luca Traini dovrà risarcirla di 750mila euro. Fin qui, tutto nella norma. Ma poi, l’anomalia: perché i tempi della giustizia, che in Italia sono così lunghi, per una tale azione sono stati invece così accorciati? Perché il fatto è accaduto a Macerata, poco dopo l’orrida morte di Pamela Mastropietro.
Se in un’Italia stremata dall’immigrazione clandestina, tre nigeriani fanno a pezzi una ragazza, dopo averla stuprata, la notizia, terribile, è calda e sanguinante, per entrambe le parti politiche.
Ancor più alta la tensione se si dà credito alle intercettazioni telefoniche di Innocent Osanghle, il principale imputato dell’omicidio della diciottenne, che ai suoi due complici avrebbe detto “Ho una bianca da stuprare.” L’aggravante razziale, per Osanghle non ci sarà. Per Traini si.
Il folle gesto di Traini, in qualche modo, “mitiga” l’omicidio di Pamela. Perché così, l’omicidio non compare a sfondo razziale, mentre la sparatoria si. Strano che nei tribunali stia ancora scritto “La legge è uguale per tutti.”
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