“L’altro da sé” è una cosa seria – di Sergio Roic

(fdm) È chiaro come il sole che i due non andranno mai d’accordo (ma non è affatto necessario). Roic pensa e argomenta da puro socialista (non mancherà di prenderlo come un complimento). Io gli vorrei dire, senza farla lunga, solo una cosa: accettare tutto in nome di un eroico ed incondizionato “buonismo” ci garantirebbe (forse) la luce del Paradiso ma, automaticamente, una rapida rovina sulla Terra.

Anche il “vogliono aiutare” di Roic mi appare come estremamente superficiale. Non si tratta infatti della volontà di un singolo “buono” (che può disporre generosamente e nobilmente di sé) ma di decisioni – e cedimenti – che coinvolgono tutta la società. Pensare alle conseguenze reali di una “bella frase buonista” non è proibito!

 

Non intendo polemizzare con Orlando Del Don. L’ho invitato, dapprima in un social network e poi con una presa di posizione, a scusarsi per un commento malriuscito, una parola (“mentecatti”) di cui chiunque può controllare il significato sul dizionario, rivolta per di più a 400 persone e passa. Non si è scusato.

Non intendo neppure commentare le esternazioni di cui mi gratifica: farina del suo sacco.

Intendo, tuttavia, problematizzare le sue affermazioni sull’”altro da sé”, che lui individua proditoriamente in una generica sinistra, penso intenda quella ticinese, che sarebbe intollerante. Mai affermazione fu così mal posta: la sinistra ticinese, pur nelle sue giuste battaglie per l’umanità e la civiltà di comportamento, è stata fin troppo tollerante con chi aveva il potere di decidere quando si è voluto allontanare senza colpo ferire (prima c’erano state le fucilate, però) i Rom dal nostro territorio. Credete che il “ministro” Gobbi si sia impegnato in questa epocale battaglia per preservare i cittadini da due-tre eventuali furtarelli? Ma no, in realtà temeva che qualche colpo di fucile rivolto ai Rom andasse a segno: come avrebbe potuto giustificare davanti all’opinione pubblica svizzera una tale efferatezza?

Poi sono arrivati il caso Arlind e il caso Yasin, riguardanti due ragazzi integratissimi in Ticino, espulsi per dei ritardi di pochi giorni nel chiedere dei permessi nonostante ci fosse chi, tra la popolazione ticinese, fosse deciso ad aiutarli anche materialmente.

Ultimissimo in ordine di “espulsionismo” il ben noto caso dei due bambini ecuadoriani, espulsi di fatto dopo pressioni più o meno poliziesche a danno dei genitori.

Caro Orlando Del Don, è contro questo clima di “espulsionismo” ad ogni costo che abbiamo manifestato dato che, col “ministro” attuale, c’è da aspettarsi il ripetersi di altri casi del genere. Noi questo non lo vogliamo e lo abbiamo ribadito nella manifestazione di sabato a Bellinzona. Dove sta la strumentalizzazione?

Ma è sul termine di “altro da sé” che vorrei ritornare, perché la differenza che c’è tra Orlando Del Don e me stesso, per fare un esempio, è al massimo una differenza di opinioni, mentre chi è davvero “altro da noi” da un punto di vista di disponibilità materiali andrebbe aiutato secondo le possibilità di questo cantone, che invero non sono poche (c’è anche una tradizione ticinese in questo ambito). Ogni uomo, ce lo insegna la carità cristiana prima ancora di qualsiasi idea “di sinistra”, ha bisogno quantomeno di un trattamento umano da parte di chi sta meglio di lui. E per umano intendo comprensione e dove è possibile aiuto.

Spesso e volentieri, negli ultimi tempi, qui da noi ci si è scagliati con ogni genere di violenza (verbale; ma non dimentichiamo le fucilate a cui ho accennato sopra…) contro questi “pezzenti” (parola del vocabolario di Giuliano Bignasca, una sorta di “eroe nero” per alcuni di noi), “approfittatori”, “parassiti”, “ladri” ecc. ecc. fino ad arrivare, non paghi di trattare da non umani delle persone, a considerare non del tutto svizzeri i cittadini svizzeri che non sono nati qui ma hanno acquisito (magari anche con sacrifici) il passaporto rossocrociato.

L’”altro da noi”, caro Del Don, non è il politico con cui dibatti, ma una persona in stato di bisogno. Tu non vuoi aiutarla? Lascia che altri (non “altri da te”, ma proprio simili a te) la aiutino. E non pensare, ti prego, che coloro che aiutano e vogliono aiutare sono dei “mentecatti”.

Sergio Roic