Liberata a sorpresa Siti Aisyah, la donna sospettata di aver ucciso il fratellastro del dittatore nordcoreano

 

La 26enne indonesiana Siti Aisyah è stata liberata questa mattina a seguito della decisione dell’Alta corte di Shah Alam che ha approvato la richiesta del pubblico ministero di sospendere l’accusa di omicidio contro di lei dopo aver trascorso due anni di detenzione.

Insieme alla 30enne vietnamita Doan Thi Houng, l’accusa era di aver ucciso tramite l’uso del gas nervino, il fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un presso l’aeroporto di Kuala Lumpur a febbraio 2017.

Kim Jong-nam, che ha vissuto la maggior parte della sua vita fuori dal suo paese nativo, è morto lungo la strada verso l’ospedale dopo essersi lamentato che una donna gli aveva spruzzato sul viso una sostanza chimica mentre aspettava all’aeroporto di salire a bordo di un volo diretto a Macao. Si è saputo in seguito che si trattava del Venomous Agent X, un veleno mortale sviluppato e prodotto dai militari.

Nato nel 1971, Kim Jong-nam era il figlio maggiore del leader nordcoreano Kim Jong-Il che aveva governato il paese dal 1994 al 2011. Durante quel periodo, Kim Jong-nam era stato considerato il successore designato di suo padre. L’attuale leader, Kim Jong-un, è il terzo figlio di Kim Jong-Il, quest’ultimo chiamato il “Caro Leader” per distinguerlo da suo padre Kim II-sung venerato come il “Grande Leader”.

Entrambe le donne hanno sempre negato le accuse a loro carico, affermando che inconsapevolmente sono state ingannate da agenti della Corea del Nord che in cambio di denaro hanno fatto credere loro di portare avanti uno scherzo per un reality show giapponese, spalmando una lozione sul volto della gente.

Un video di bassa qualità della telecamera di sicurezza dell’aeroporto, rilasciato due anni fa dall’emittente giapponese Fuji TV, mostra due angoli diversi dell’attacco avvenuto nella sala partenze dell’aeroporto in cui l’uomo viene afferrato da una donna con la camicia bianca dalle spalle, e che sembra mettere le sue mani sul viso, non si capisce se con un panno o con degli aghi, allontanandosi poi rapidamente. Si nota anche una seconda donna che lascia la scena.

Un altro video a circuito chiuso più chiaro, mostra Kim Jong-nam che, inciampando dopo l’attacco, si asciuga la faccia cercando aiuto dal personale dell’aeroporto e camminando senza assistenza al centro medico del terminal.

Siti Aisyah ha abbracciato immediatamente l’altra donna imputata, Doan Thi Houng, dopo la lettura di sospensione dell’accusa e della sua scarcerazione. Doan non è riuscita a trattenere le lacrime, perché al momento rimane in stato di detenzione in quanto il tribunale ha prolungato per lei il processo che riprenderà giovedì con il pubblico ministero che dovrebbe rispondere ad una richiesta del suo avvocato che chiede al governo malese di ritirare in modo simile le accuse.  L’avvocato difensore Hisyam Teh Poh Teik, ha detto che Houng ha ritenuto ingiusta nei suoi confronti la liberazione di Aisyah. “Ha diritto allo stesso tipo di considerazione”, ha affermato.

La liberazione di Aisyah arriva appena un mese prima delle elezioni generali indonesiane ed è vista come una spinta per il presidente Joko Widodo che è in cerca di rielezione.

Aisyah ha ringraziato il presidente indonesiano per aver aiutato ad ottenere la sua liberazione. “Sono molto felice. Non mi aspettavo che oggi sarebbe il mio giorno di libertà” ha detto questa mattina in una conferenza stampa ringraziando anche il governo malese.

Il procuratore Iskandar Ahmad, ha detto che la sospensione non equivale però all’assoluzione. Significa che Aisyah può essere arrestata nuovamente se ci saranno nuove prove. Ma al momento non ci sono piani concreti. I funzionari malesi non hanno mai accusato ufficialmente la Corea del Nord mettendo in chiaro che non vogliono che il processo venga politicizzato.

Secondo l’Agenzia di intelligence della Corea del Sud, è sufficientemente ipotizzabile la strada che porta a pensare che le due donne possano essere state delle pedine usate in un assassinio politico e che Kim Jong-nam avrebbe potuto essere visto come una minaccia per il governo di Kim Jong-un.