Der Spiegel, copertina blasfema su Amazon

Germania. Copertina del dépliant informativo della multinazionale Amazon, assai discutibile, presenta Gesù bambino in uno scatolone targato da Amazon, per l’appunto, pervenuto come un regalo.

Giuseppe dice: “Io non l’ho ordinato”,  a Maria. E la Madonna replica: “Possiamo cambiarlo?”.

Immaginate se la stessa cosa fosse stata fatta con un’altra religione.

Il primo paragone, sorge spontaneo, viene con l’Islam. Correlazione scorretta quanto mai naturale, è quella con gli attentati, vere e proprie spedizioni punitive contro gli artefici della blasfemia. Charlie Hebdo docet.

Ma quelle immagini – potrebbe obiettare qualcuno – erano blasfeme per davvero. Questa, invece, è solo satira. Sappiano tuttavia lor signori che nel celeberrimo video pop sull’antico Egitto, Dark Horse, della cantante statunitense Katy Perry poiché compariva un (innocentissimo) ciondolo con la scritta (pur anacronistica, visto che era riferito all’antico Egitto) di Allah, ebbene sappiano costoro, giustificatori e paladini dell’ultima ora dell’Islam radicale, che lo staff della cantante fu praticamente obbligato a rimuovere digitalmente l’immagine, pena…non si voglia saper cos’altro.

Poi ci sono anche gli indiani, che per un’immagine della dea Kali postata dall’artista americana Katy Perry, si erano indignati su Facebook. (E fin lì tutto bene).

Di conseguenza, l’indignazione è per determinate religioni eccessiva, e terroristica. Poiché c’è.

Per altre, indignazione è assente ma anche l’assenza d’indignazione è grave poiché dimostra la morte di una cultura e della sua tradizione. Ciò in cui non si crede più, non lo si difende. Poco importa se esso comporta due mila anni di tradizione e civiltà.