La scuola che verrà è un salto nel buio – Intervista all’on. Andrea Giudici

“Nella Scuola che verrà non riesco a intravvedere cose buone”

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Ho incominciato il mio giro di interviste con esponenti della maggioranza: Polli, Franscella, Bertoli. Oggi è la volta di Andrea Giudici, granconsigliere PLR, che ha votato No. Vogliamo comprendere bene le sue ragioni. Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Ho saputo che Lei è l’unico deputato PLR ad avere votato contro la sperimentazione. Corrisponde al vero?

Andrea Giudici  Sì, ma diversi colleghi del PLR erano assenti, forse non casualmente.

Si è sentito solo?

No.

In contrasto con il Suo partito?

Non mi sono sentito in contrasto col mio partito, basterebbe leggere la risposta del PLR alla consultazione del DECS per verificare che sulla sostanza del progetto il partito era assai critico. Ha poi condiviso un compromesso sulla sperimentazione.

Perché lo ha fatto?

L’ho fatto per una questione di principio. Il liberale Franscini, inaugurando il primo corso per docenti dello Stato espresse questo concetto “I maestri apprendano prima ciò che devono insegnare poi vedano come ai ragazzi si insegni”. Lo spirito di questa riforma è esattamente il contrario.

La configurazione parlamentare del Sì è stata chiarissima: PS, PLR e PPD. Le confesso che a me piace pochissimo (ma questo non conta). Il PLR all’inizio era molto critico verso il progetto ma poi ha cambiato idea. Quali assicurazioni, o concessioni, ha ricevuto il partito?

Come sopra detto concessioni procedurali sulla sperimentazione (una sede in più e il confronto con la scuola attuale). La sostanza del progetto non cambia.

Mi indichi tutte le cose buone che contiene La scuola che verrà.

Non riesco ad intravederne di cose buone.

Morisoli ha detto: “Sperimentare equivale a introdurre”. Una forzatura?

Morisoli ha fatto una previsione realistica. Non si sa neppure chi valuterà la sperimentazione, fatto fondamentale che non è stato chiesto in Gran Consiglio.

Morisoli ha detto: “Il Ticino non vuole una scuola socialista”. Esagera?

Mi basterà citare il saggio “Mais qui sont les assasins de l’école” di Carole Barjon, edito da Robert Laffont, giornalista del settimanale di sinistra Le Nouvel Observateur. Il progetto si basa in sostanza su una copiatura della scuola francese degli anni settanta sotto il governo Jospin, più interessata ai metodi che ai contenuti dell’insegnamento.

Mi dica perché questa riforma proposta dal DECS è sbagliata.

L’allievo deve costruire il proprio sapere, decidere quali compiti, lunghezza del lavoro e scadenza del lavoro (cfr. pag. 25 del Piano degli studi). Il docente mette sul tavole delle situazioni. Una catastrofe pedagogica, secondo l’attuale ministro dell’educazione nazionale francese Jean-Michel Blanquer.

Oggi come oggi una riforma, per la scuola dell’obbligo, è necessaria?

Si è necessaria, ma non questa.

I livelli A e B debbono essere semplicemente aboliti? Oppure sostituiti da altro? Se sì, da che cosa?

Una differenziazione è inevitabile perché i cervelli e i caratteri non sono tutti uguali.

L’accusa che più manda “in bestia” il consigliere di Stato Bertoli è quella di produrre un “livellamento verso il basso” delle competenze. È un’accusa fondata? Superficiale? Pretestuosa?

È una tesi fondata sulla base anche dell’esperienza.

Il Comitato del referendum non esita a parlare di “smantellamento della scuola ticinese”. Non è un po’ pesante? In ogni caso, mi precisi in che senso.

Non uno smantellamento, ma un salto nel buio.

C’è una parola che ricorre come un mantra nei discorsi del DECS. Questa parola è scuola “inclusiva”. Lei sa che cosa significa? La scuola ticinese attuale è “esclusiva” e, se sì, perché?

La nostra scuola obbligatoria non è per nulla esclusiva, ma è già massimamente inclusiva. Il 44% che finisce la quarta media accede alle scuole medio superiori, di cui il 30% al liceo. Il Ticino è il Cantone con la più alta percentuale di liceali.

È partito il referendum, una corsa contro il tempo. Lei è ottimista?

Sono ottimista per natura.

Ho letto i 27 nomi dei componenti (quasi tutti li conosco di persona). Mi dica: chi sono e che cosa sono politicamente? (Badi bene, non Le domando: di che partito sono…)

Sono persone sinceramente preoccupate affinché non si verifichi in Ticino ciò che è capitato in Francia nella scuola pubblica come detto sopra.

Bertoli mi ha detto: si voterà a settembre. Ci saranno alcuni mesi di campagna elettorale. Come se la immagina? Intensa? Aspra? Di concetto o di pancia?

Spero una campagna sui contenuti. Finora si sono esaminate le modalità d’insegnamento; sui contenuti che dovrebbe avere la scuola obbligatoria del terzo millennio, umanistici e scientifici, non vi è stato dibattito alcuno.

Lei quante firme raccoglierà (previsione) ?

Spero parecchie anche tra i liberali.

Esclusiva di Ticinolive