Boccata d’ossigeno per l’amministrazione Trump: la Corte Suprema approva il “travel ban”

Importante vittoria politica per l’amministrazione Trump che ieri si è finalmente vista dare ragione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Con 5 voti favorevoli e 4 contrari, il “travel ban” proposto dal presidente è ora una concreta realtà.

Il decreto ha avuto una storia difficile e ha provocato non pochi problemi sin dalla prima volta che il presidente l’aveva proposto, quando numerosi aeroporti statunitensi si sono ritrovati a gestire situazioni caotiche.

Respinto più volte dai tribunali federali, il tanto discusso decreto è stato ripetutamente modificato dalla Casa Bianca fino alla sua recente approvazione da parte dei cinque giudici conservatori che hanno stabilito che il presidente ha agito nell’interesse del Paese e della Costituzione.

Il travel ban impone rigide restrizioni alla concessione di visti a persone provenienti da sette paesi, quasi tutti a maggioranza musulmana: Iran, Libia, Somalia, Siria, Yemen, Corea del Nord e Venezuela. Persone provenienti dai paesi sopracitati non possono più viaggiare, studiare, lavorare o emigrare in modo definitivo negli Stati Uniti. L’approvazione del bando ha generato non poche polemiche. Molti sostengono che il Venezuela e la Nord Corea sono stati aggiunti unicamente per distogliere l’attenzione dal fatto che il divieto fosse riservato a persone appartenenti alla religione islamica. Non a caso, il decreto è da molti chiamato “muslim ban” e spiana la strada all’accusa di pregiudizio anti-musulmano nella Casa Bianca.

Ora cittadini privati, ma anche gruppi per i diritti civili, nonché lo Stato delle Hawaii, mettono in discussione la costituzionalità della decisione proprio a causa delle presunte intenzioni discriminatorie dell’amministrazione.

Tuttavia, i cinque giudici che hanno approvato il decreto, non ritengono che la libertà religiosa e la tolleranza c’entri con il bando. Nonostante gli oppositori abbiano fatto leva sui segnali che hanno fatto presagire le intenzioni anti-islamiche del presidente già durante la campagna elettorale (durante la quale Donald Trump non ha risparmiato commenti discriminatori nei confronti dei musulmani), questi non sembrano aver avuto alcun peso nella decisione della Corte Suprema. La questione centrale è la sicurezza nazionale, argomento di competenza del presidente.

La sentenza positiva ha entusiasmato Trump che ha twittato in maiuscolo “LA CORTE SUPREMA HA CONFERMATO IL BANDO ALL’IMMIGRAZIONE DI TRUMP! Wow!” e il suo esultare è più che giustificato dato la delicata situazione in cui si è ritrovato negli ultimi giorni a causa dello scandalo dei bambini messicani immigrati illegalmente separati dai loro genitori al confine con gli USA.

Ora la sentenza della corte offre a Trump una rinnovata forza per quel che riguarda le sue ristrettive politiche sull’immigrazione.