Presidenziali USA 2020, i russi vogliono aiutare Bernie Sanders

 

Così come pare sia avvenuto nel 2016, riemergono oggi le interferenze russe per le prossime elezioni presidenziali, questa volta a favore del candidato democratico Bernie Sanders. 

Notizia confermata anche dall’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Matthew Whitaker, durante una riunione tenutasi ieri presso l’Oxford Union Society in Inghilterra.  Whitaker hdichiarato in pubblico che alcuni funzionari del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI sono costantemente in guardia perché la Russia sta cercando di intromettersi nelle prossime elezioni statunitensi. Secondo l’ex procuratore, gli sforzi del Cremlino in questo senso  risalgono ai tempi dell’amministrazione Reagan.

Bernie Sanders ha condannato fermamente qualsiasi interferenza ma per ora non è chiaro sotto quale forma esista questa “assistenza” russa. “A differenza di Donald Trump, non considero Vladimir Putin un buon amico. È un delinquente autocratico che sta cercando di distruggere la democrazia e schiacciare il dissenso in Russia”, ha dichiarato Sanders, “I russi vogliono minare la democrazia americana dividendoci e, a differenza dell’attuale presidente, sono fermamente contrario ai loro sforzi e a qualsiasi altro potere straniero che voglia interferire nelle nostre elezioni”, ha aggiunto.

Questa notizia fa seguito ad altri avvertimenti da fonti dell’intelligence, secondo i quali la Russia sta cercando di rafforzare la rielezione di Donald Trump proprio indebolendo i democratici favorendo Sanders.

Trump ha reagito scrivendo via Twitter che i democratici stanno spingendo una campagna di disinformazione nella speranza di danneggiarlo politicamente e minare la legittimità della sua presidenza.

I nuovi avvertimenti sulle interferenze russe arrivano dopo un periodo abbastanza turbolento per l’intelligence americana. Dopo il briefing del 13 febbraio scorso al Comitato di Intelligence della Camera, Trump ha rimproverato il direttore, il veterano vice ammiraglio della Marina Joseph Maguire, dichiarando che lo avrebbe sostituito con Richard Grenell, ex ambasciatore americano in Germania e suo alleato fedele. Gli opinionisti americani però, sostengono che Grenell sia decisamente l’uomo sbagliato al momento sbagliato, oltre a essere non qualificato a ricoprire un ruolo centrale per la sicurezza nazionale statunitense.

Il Reform and Terrorism Protection Act del 2004 ha deliberato che la figura del direttore stabilisca obiettivi e priorità per la comunità dei servizi segreti gestendo e analizzando la diffusione dei dati delle 17 diverse agenzie della vasta comunità dell’intelligence americana, che spaziano dalla CIA, DIA, NSA, FBI, DEA fino a vari dipartimenti di Stato. Specificando però che la macchina di intelligence da 60 miliardi di dollari l’anno, deve essere supervisionata al di fuori dell’ufficio esecutivo del presidente. Ci sono buone ragioni per dubitare della neutralità di Grenell.

Dopo il disastroso dibattito democratico in Nevada, dove i consulenti di Bloomberg hanno chiaramente dimenticato di dire al candidato miliardario ex sindaco di New York che i Democratici sono il partito che rappresenta il socialismo, le famiglie americane osservano il forte contrasto tra il caos democratico e l’esperienza di Trump che sta dimostrando comunque una certa crescita come i dati dell’economia confermano.

“Non butteremo via il capitalismo. Altri paesi ci hanno provato. Si chiamava comunismo e non funzionava”, ha dichiarato Mike Bloomberg dal palco televisivo. Ma i candidati democratici non stanno ascoltando gli elettori, la loro preoccupazione sembra essere quella di suscitare ulteriore odio verso Trump, trascurando  le questioni sociali che destano preoccupazione in  milioni di americani che lo hanno sostenuto nelle scorse elezioni.