Un esilarante caso di omonimia per “un’altra” Silvia Romano

La più famosa Silvia Romano, ex cooperante, tornata convertita all’Islam dopo due anni di prigionia

Ha raggiunto in poco tempo quasi 12 mila “like” il post di una ragazza che, evidentemente stanca degli innumerevoli messaggi ricevuti per l’ equivoco di chiamarsi come la cooperante lombarda rapita diciotto mesi fa in Kenya e ritornata convertita all’Islam, forse dopo pagamento di un riscatto, ha dovuto specificare di non esser quella Silvia Romano. 

I commenti al post sono stati quasi tutti esilaranti, perlopiù battute scherzose ma, tra la moltitudine di gente che ha compreso che la detentrice dell’account sia semplicemente un’omonima della cooperante volontaria recentemente tornata in Italia, c’è anche chi commenta – paurosamente serio – con asserzioni del tipo “restituisci i soldi del riscatto”, oppure “che sia tu oppure no, restituisci i 4 milioni pagati dallo stato italiano per riportarti in Italia”.

I casi di omonimia, d’altronde, non sono poi così rari rari: nel 2011, al tempo del matrimonio tra Kate Middleton e il Principe William, una borghese d’Albione si vide cancellato il proprio account facebook per omonimia con la nuova duchessa di Cambridge.

Il chiarimento dell'”altra” Silvia Romano, (non la cooperante)

Il suddetto caso, tuttavia, dimostra soprattutto gli insulti arrivati a Silvia Romano da parte dei così detti “haters” , ovvero coloro che non condividono la scelta della Romano di essersi convertita alla religione dei suoi rapitori.

“L’altra” Silvia Romano, ovvero colei che ha fatto molo parlare di se’ per essere tornata fortunatamente sana e salva dopo diciotto mesi di prigionia in un campo islamico, indossando l’abito dei suoi rapitori, ora pubblica sulla sua (vera) pagina Facebook versetti del Corano per indurre i suoi sostenitori a non arrabbiarsi con i suoi detrattori.

Silvia Romano prima del rapimento

La scelta, tuttavia, non ha fatto altro che accentuare le riprovazioni nei suoi confronti. Ad esse, la madre della giovane, rientrata, ha risposto che “chiunque, dopo due anni di prigionia, tornerebbe convertito”. In pratica sembra aver accettato il fatto che la ragazza sia stata semplicemente vittima della sindrome di Stoccolma.

Nel frattempo la comunità islamica le dà il “bentornato” ed ella ha risposto “grazie per l’affetto!”