Le insistenze, soprattutto da parte dell’UDC, di trasformare Banca Stato in società anonima di diritto pubblico, mi inducono a precisare alcune cose, scrive l’avvocato Franco Gianoni, ex presidente dell’istituto di credito cantonale, sull’edizione odierna del Corriere del Ticino: “Per dirla con l’economista e granconsigliere indipendente Sergio Morisoli, detta trasformazione sarebbe addirittura urgente.

… Sergio Morisoli chiede “chi è davvero proprietario di Banca Stato secondo lo Statuto attuale? Che ruolo ha Banca Stato?”
Ma basta leggere l’art. 3 della legge di istituzione: il famoso mandato pubblico («favorire lo sviluppo economico del Cantone e offrire al pubblico la possibilità di investire in modo sicuro e redditizio i suoi risparmi»), che ha motivato la costituzione di Banca Stato nel 1914, a seguito del generale impoverimento della popolazione causato dal fallimento di due banche.
Lo attestano le attuali turbolenze finanziarie e la crisi economica, che hanno messo in evidenza la sua funzione di rifugio del risparmio e di sostegno dell’economia…

La struttura giuridica attuale di Banca Stato consente la massima garanzia di efficacia e di sicurezza grazie alla FINMA, al Consiglio di Stato per delega del Gran Consiglio, al Consiglio di amministrazione, alla Direzione generale e all’Ufficio di revisione esterno.
In più vi è la vigilanza del Gran Consiglio, attraverso la Commissione di controllo sull’adempimento del mandato pubblico.
A parte questo, non si vede quale diversa distribuzione delle competenze e quale diverso modo di nomina dei membri degli organi, in particolare del Consiglio di amministrazione, consentirebbe una società anonima di diritto pubblico.

Quindi non vi è nessun motivo di trasformare Banca Stato in società anonima di diritto pubblico, la quale non aggiungerebbe nulla né all’operatività né alla redditività né alla sicurezza.
Per contro, è certo che simile trasformazione permetterebbe di passare più facilmente alla semi-privatizzazione, comportante proprio quelle «confusione e diseconomia organizzata» denunciate da Sergio Morisoli, ineluttabilmente poiché l’armoniosa convivenza tra settore pubblico e settore privato in uno stesso organismo è impossibile.
La prima conseguenza sarebbe la perdita della garanzia dello Stato. Ora, in un Cantone come il Ticino, non povero ma neppure ricco, detta garanzia non solo è uno stimolo per un tranquillo risparmio popolare a lungo termine ma è anche indispensabile per far fronte all’estrema concorrenza derivante dall’eccezionale concentrazione di banche private e di uffici finanziari. “