L’Antico Banco di san Giorgio di Genova, esempio di finanza virtuosa – di Carlo Vivaldi Forti

DENARO FINANZA POTERE

A cura dell’Associazione culturale Homines cura iuvat, del CESI e di 3Generazioni , con il patrocinio di Ports of Genoa e della Regione Liguria , il  10 novembre  2017  si è svolto , nella storica cornice del Palazzo San Giorgio di Genova, l’interessante Convegno Denaro, Finanza, Potere, diviso in due sezioni: una storico-rievocativa dal titolo Riscoprire San Giorgio: governo dei Magnifici o dei Banchieri? ,  e una attualistica, Nuove  forme di credito fra passato e futuro . In rappresentanza delle pubbliche autorità  hanno porto il loro saluto il vice-sindaco  della città dr. Stefano Balleari e il consigliere regionale dr. Matteo Rosso, presidente della Commissione ligure di Sanità. Moderatore  e organizzatore dell’incontro il dr. Rodolfo Vivaldi, presidente di Homines cura iuvat, già noto ai lettori de il Borghese come autore di un pregevole volume su Guareschi per i tipi dell’omonima Casa editrice, il quale ha esordito ricordando il ruolo fondamentale della Casa delle Compere di San Giorgio, poi trasformatasi in banca, nell’edificazione dell’enorme potenza della Serenissima Repubblica di Genova, il cui dominio si estendeva a gran parte del mondo allora conosciuto.

La prima relazione è stata quella della prof. Gabriella Airaldi dell’Università di Genova, storica medievista, espertissima delle vicende della sua città. Trattando delle antiche banche genovesi, ha rilevato che esse erano tutte  in mano privata, gestite da quelle grandi famiglie  che detenevano il vero potere, giocando un ruolo analogo a quello delle Arti e Corporazioni tipiche di altre realtà, come per esempio Firenze. Queste si erano poi organizzate nel singolarissimo istituto  degli “Alberghi”  , sorta di feudi urbani dominati da una casata patrizia, intorno alla quale si riunivano stirpi minori che assumevano il cognome della principale, ponendosi al suo servizio. Tali famiglie, secondo la Airaldi, “si mangiavano letteralmente lo Stato”. La vera svolta del sistema bancario  avvenne però nel 1407, quando il governatore francese di Genova, maresciallo Bouciquault , ordinò il riordino del debito pubblico, trasformando in Banco la vecchia Casa delle Compere di San Giorgio.

La nuova banca rappresentò una novità fondamentale nell’economia e nella politica della Repubblica, tema ripreso dal prof. Marco Monti Bragadin, sociologo della politica dell’Università di Genova, il quale ha sottolineato come l’eccezionale ricchezza delle famiglie degli “Alberghi “ abbia rappresentato uno dei principali  fattori dell’espansione della civiltà e della cultura italiane  nel mondo. Basti pensare alle grandi imprese marinare e alle esplorazioni geografiche che hanno visto i genovesi protagonisti. Inutile parlare di Cristoforo Colombo, il più grande di tutti ,  di fama universale, ma la vocazione  ad andar per mare è antica quanto la città  della Lanterna. Non si creda, tuttavia, che i suoi abitanti fossero mossi da mero spirito d’avventura, come crocieristi  ante litteram:  i loro scopi erano principalmente commerciali, trattandosi di scoprire nuove rotte  per l’importazione delle spezie, delle materie prime necessarie all’industria, dei prodotti alimentari, e per l’esportazione dei prodotti finiti . Le flotte che solcavano i mari non erano armate dallo Stato, bensì dai grandi mercanti e banchieri privati, che avevano eletto Palazzo San Giorgio come centrale effettiva del loro enorme potere, mentre il Palazzo Ducale , residenza del Doge , non era in realtà che un’emanazione di questa. La sua funzione  sociale e politica potrebbe legittimare un raffronto fra la celebre banca genovese e quella d’Inghilterra, sommata alla Compagnia delle Indie.

Ha fatto quindi seguito l’intervento del prof. Carlo Vivaldi-Forti  dell’INDEF ( Istituto di Neuroscienze Dinamiche Erich Fromm ) di Bellinzona , che ha gettato un ponte fra i temi  storici della mattina  e quelli del pomeriggio , dedicati alle questioni   contemporanee . Ha esordito descrivendo l’operosità del Banco di San Giorgio, ponendo in risalto la cooperazione fra  settore pubblico e privato nella gestione  del debito della Repubblica. Quest’ultima cedeva al primo  la riscossione di una o più gabelle , a titolo di garanzia  delle operazioni finanziarie del Banco che, emettendo azioni dette Luoghi, compensate con un interesse  fra il 4 e il  7%   , rendeva potenzialmente partecipe l’intera cittadinanza alla progressiva estinzione del debito . Ha rievocato pure la liberalità di alcuni ricchi mercanti , in primis  Francesco Vivaldi, esponente di una delle più illustri casate patrizie della Liguria, il quale , a fronte di un importante scoperto di cassa dello Stato , dovuto a spese belliche straordinarie, donò di tasca propria 90 Luoghi alla Repubblica . Questi, lasciati fruttare secondo il principio del moltiplico o interesse composto, divennero già alla sua morte 467, e 8.000 settanta anni dopo.

A conclusione  si è chiesto cosa può rappresentare, per noi moderni, l’esperienza del Banco di San Giorgio. Innanzitutto essa dimostra che , nel comune interesse, settore pubblico e privato devono collaborare armonicamente, senza contrapporsi l’uno all’altro  o , peggio, scatenando guerre reciproche in cui tutti finiscono per perdere; poi che il sistema del credito deve essere orientato allo sviluppo della società nel suo complesso, evitando la perniciosa realizzazione di patti leonini, in base ai quali la morte dell’altro è la mia vita, bensì ,  invertendo tale logica, la vita dell’altro diviene la mia vita stessa. Lo Stato dovrebbe, come avveniva a Genova , fungere da garante sussidiario dei finanziamenti alle imprese, soprattutto a quelle innovative e giovanili; le banche, dal canto loro, dovrebbero riprendere su larga scala l’erogazione del credito per lo sviluppo, esteso pure a soggetti non patrimonializzati. Sarebbe inoltre ottimale , anche se al presente può sembrare fantaeconomia, che gli enti pubblici, dai Comuni allo Stato, tornassero a cedere agli istituti di credito parte dei loro diritti d’imposta come garanzia collaterale degli affidamenti. Ciò rappresenterebbe oltretutto un poderoso antidoto contro alcune  delle principali, inguaribili piaghe lamentate ossessivamente dai nostri  incapaci e corrotti governanti: l’evasione fiscale e l’inestinguibile debito pubblico.

Dopo il ricco e squisito buffet offerto dalla Banca Mediolanum , sponsor dell’iniziativa, all’avanguardia per le sue proposte coraggiose  nei settori del risparmio e dei finanziamenti alle piccole e medie aziende, il Convegno   è  ripreso con il magistrale intervento del prof. Franco Tamassia, storico del diritto presso l’Università di Roma e presidente del CESI ( Centro Nazionale Studi Politici e Iniziative Culturali) . L’oratore ha rivolto una dura critica alla maggioranza delle banche contemporanee  che, invece di rimanere fedeli alla propria vocazione di canalizzatori del risparmio verso la promozione dello sviluppo, si sono date alla pura speculazione su prodotti cartacei  del tutto privi di consistenza reale, attirando i clienti con il miraggio di elevati guadagni , trasformatisi poi in gigantesche perdite  e distruzione di patrimoni. Non tutta la responsabilità  di questa pericolosa involuzione è però da attribuire alle banche : molti danni lamentati nell’ultimo decennio sono infatti il risultato del trionfo della mentalità consumistica, che ha offuscato l’etica del sacrificio e del risparmio , ponendo in grave crisi lo stesso settore immobiliare. Rimediare a  questi enormi guasti non è facile, ma il risanamento deve comunque prendere le mosse dal ritorno agli investimenti nell’economia produttiva, da parte degli istituti di credito, accompagnato da una severa  vigilanza della Banca d’Italia, che invece ha fatto difetto. Gravissime infine le colpe del sistema finanziario globale, che ha fatto pagare la sua incapacità imprenditoriale a tutti i popoli, in particolare a quelli europei. Una vera ripresa economica diverrà possibile soltanto se vi sarà in tutti una forte riscoperta del senso etico.

Ha porto quindi i suoi saluti il dr. Felice Marra, dirigente di alto grado del Ministero della Sanità e presidente dell’Associazione culturale 3GENERAZIONI. Ha descritto gli scopi di quest’ultima, nata per iniziativa di un gruppo di professionisti e intellettuali favorevoli a profondi mutamenti dei rapporti sociali, in direzione di un recupero dei valori fondanti della convivenza, quali la libertà assicurata a tutti , la solidarietà, la dignità  della vita  a cui  ogni cittadino ha diritto, indipendentemente dalla sua posizione sociale. Tutto ciò nel contesto di un nuovo umanesimo.

E’ seguita  poi la relazione del dr. Giovanni Baioni, direttore generale del CISEF ( Forum di Studi e Ricerca) di Roma, membro del consiglio direttivo di 3Generazioni e promotore del Microcredito come forma innovativa di finanziamento alle piccole e medie imprese. Egli ha realisticamente e vivacemente illustrato la gravissima situazione in cui versano i nuovi imprenditori e tutti i soggetti  non patrimonializzati, soprattutto giovani, per l’impossibilità di accedere a linee di credito ordinario  presso le banche tradizionali. Allo scopo di rispondere a tali esigenze è sorto il Microcredito, erogato senza la richiesta di garanzie reali, ma che prevede una costante collaborazione fra finanziatore e finanziato, mediante l’azione di un esperto aziendalista o tutor , che affianca l’imprenditore concordando insieme a lui ogni scelta significativa.

L’incontro si è concluso con una interessantissima  tavola rotonda fra il giornalista economico Mario Margiocco  e il suo illustre collega Leopoldo Gasparro, noto come saggista e divulgatore televisivo, seguita da pubblico dibattito. Entrambi hanno concordato  circa la mancanza di trasparenza che caratterizza il sistema finanziario non  solamente in Italia ma a livello internazionale, mettendo in guardia i risparmiatori dalle irrealistiche promesse di rapidi guadagni , imparando ad operare scelte consapevoli e mirate fra gli istituti di credito  a cui affidare i propri capitali. Unanime la condanna del bail in , voluto dai poteri forti globali, una vera e propria rapina a danno dei depositanti, che spesso  si trasforma in autentica truffa , come le recenti crisi  bancarie dimostrano. I rimedi a questa drammatica situazione  non sono facili da trovare, e pur tuttavia  esistono. Oltre alle scelte consapevoli dei risparmiatori ,  si potrebbero immaginare forme avanzate di partecipazione, immettendo negli organi direttivi degli istituti di credito rappresentanze qualificate di azionisti, obbligazionisti, clienti e investitori, a scopo di controllo della correttezza gestionale. I convegnisti si sono quindi impegnati a proseguire in queste riflessioni non solamente a livello teorico, ma avendo di mira pratici e concreti sviluppi.

Carlo Vivaldi-Forti