La Scuola che fu vive nel nostro ricordo. Mio padre era maestro – di Anna Lauwaert

Prima di votare sulla scuola che verrà sarebbe interessante riflettere sulla scuola com’era

Mio padre era nato nel 1917 in un piccolo villaggio fiammingo. Le suore notarono che egli era dotato per gli studi. Quindi il bambino fu mandato alla scuola elementare dei “Frères des écoles chrétiennes” a Bruxelles, cioè il ragazzino fiammingo dovette partire presto ogni mattina col tram a vapore per la scuola francofona distante di 15km e tornare tutte le sere. Mio padre finì la scuola elementare e proseguì la scuola media e poi “l’école normale” per ottenere nel 1937 il diploma di “insituteur” cioè maestro di scuola elementare. Per dare un’idea della sua mentalità: visto che la messa, che allora era ancora in latino, era obbligatoria tutte le mattine, egli si fece portare un missale latino-inglese, cosi con già la conoscenza del fiammingo e del francese nonché del latino di messa, ci aggiungeva una spolverata d’inglese che poi approfondì leggendo romanzi e soprattutto poesia che mi recitò da quando ero piccola. Poi venne la guerra, fu mobilitato, mandato sul fronte, fatto prigioniero e finì nel campo di concentramento in Austria dove imparò a sbrogliarsi in tedesco. Quando fu liberato, tornò a casa, malato per parecchi anni. I miei genitori, che si erano sposati alla vigilia della mobilitazione, (cosi semmai mio padre veniva ucciso, mia madre avrebbe avuto diritto ad una pensione di vedova di guerra…) vivevano in una ex stalla delle pecore e mia madre lavorava nella fattoria dei suoi genitori. Mio padre dava lezioni ai figli del castello che per paura delle bombe non potevano stare nel collegio in città. Nel 1946 ottenne il posto di insegnante nella scuola comunale del villaggio. Mentre di giorno insegnava, di sera, col tram andava a seguire le lezioni di pedagogie a psicologia all’università di Bruxelles. Ovviamente studiava di notte. Ottenne la licenza nel 1953 e nel 1956 siamo partiti per il Congo dove doveva organizzare una scuola per formare degli insegnanti indigeni. Al nostro ritorno in Belgio nel 1960 mio padre divenne direttore pedagogico di una scuola che formava dei “régents” cioè insegnanti destinati alle medie inferiori. Nel contempo dava lezioni per adulti. Fin da piccola ho sentito in casa parlare di Montessori, Rousseau, Pestalozzi ed altri Freud o Jung nonché dei filosofi greci. La mia era una famiglia di insegnanti, pure mio marito. Da piccola, mio padre mi leggeva le belle storie della Bibbia ed i racconti orientali, i libri di Selma Lagerlof o James Curwood e mi consigliò i classici fiamminghi, russi, francesi ed inglesi che lui stesso amava. Sul suo comodino teneva l’Iliade e l’Odissea, la Bibbiaed il Kama Sutra…

Al suo funerale, persone che erano state i suoi allievi 60 anni prima vennero raccontarmi quanto questo maestro era stato importante per la loro vita. Tutto quello per dire che di apprendimento ed insegnamento, mio padre ne sapeva qualcosa. Ebbene, negli anni 60, più di una volta, l’ho visto tornare a casa, infuriato, perché “l’ispettorato vuole impedire ai bambini di imparare”… Questo era già negli anni 60…

Oggi, chi legge la stampa francese si spaventa del grado di follia imposta nelle scuola. Si arriva a voler dare la media e l’accesso all’università a tutti per poi arrivare ad un tasso di fallimento spaventoso seguito dalla ribellione dei ragazzi che sono stati ingannati e che a 25 anni si ritrovano in una massa disadattata  allorché una piccola minoranza di ragazzi che esce dalle scuole private a pagamento sono solidamente preparati a proseguire nelle alte scuole che formano la classe dirigente. Parallelamente aumenta il numero di famiglie che rifiutano di mandare i loro figli a scuola ed assicurano loro stessi l’insegnamento a casa.

Questa mattina la mia cugina di 80 anni, che era maestra di scuola elementare,  mi manda l’abituale messaggino “notizia della famiglia” nel quale scrive “anche qui la scuola ha ripreso. L’insegnamento in Belgio è totalmente fottuto. L’enorme percentuale di bambini stranieri che non conoscono la lingua fa si che il livello dell’insegnamento viene abbassato al più piccolo comune denominatore…” e così di seguito… Va detto che aveva già incontrato il problema con la sua nipote. All’epoca l’aveva mandata dai Gesuiti che erano le ultime scuole ancora un po’ serie. Per entrare all’università era stato il percorso del combattente tra numerus clausus per la medicina ma anche l’afflusso di studenti tedeschi, olandesi e pure francesi che non avevano trovato posto a casa loro e che in virtù della libera circolazione venivano a studiare in Belgio e… “prendere il posto dei nostri” allorché è il contribuente belga che paga… A furia di accanimento e di slalommare tra le diverse facoltà di biologia, farmacia ecc, la sua nipote è riuscita a diventare medico e sta iniziando una nuova specializzazione in chirurgia cardiaca…

Oggi stiamo per votare sulla scuola che verrà, però prima di decidere del nostro voto invito a riflettere sulla scuola che abbiamo conosciuta, nonché sull’insegnamento e sui maestri come furono il Maestro Candolfi della Spruga o il Maestro Fiscalini di Borgnone ma anche il Maestro Deltè di Palagnedra.

La scuola che verrà è una sperimentazione? Ma chi avrebbe voglia che i suoi figli facessero da cavia?

Anna Lauwaert