Il tabù del pragmatismo in politica – di Tito Tettamanti

“La politica è diventata una specie di grande bazar nel quale non c’è più spazio per i valori”

Vitello sacro – Immagine Wiki commons (Abdel Sinoctou)

In Svizzera vi sono alcuni concetti venerati e intoccabili quanto le vacche sacre in India. Uno è quello del pragmatismo, l’altro si esprime con Konsensfähigkeit, vale a dire la capacità di raccogliere il consenso della maggioranza, ostacolo che paralizza in genere il nostro Parlamento e porta i partiti borghesi a interrogarsi costantemente su come far contenta la sinistra. Mentre quest’ultima, molto più abile, non si preoccupa – quando lancia le sue proposte – di soddisfare la destra, anzi.

Ammettiamo senz’altro che la capacità di essere pragmatici, di non impuntarsi inutilmente e saper raggiungere soluzioni equilibrate è qualcosa di positivo, ma in ragionevoli limiti ed evitando di dimenticare i valori. Ludwig Erhard, il padre del miracolo economico germanico, non aveva molta stima per gli atteggiamenti definiti pragmatici che giudicava quale capitolazione di fronte alla verità e viltà dinanzi alla realtà, ritenendo pragmatismo, opportunismo e conformismo appartenenti alla stessa famiglia.

Prendendo in esame alcune decisioni del nostro Parlamento in scadenza non possiamo che condividere il severo giudizio di Erhard. Un Parlamento che emette coscientemente una legge che viola un disposto costituzionale voluto dal popolo (iniziativa popolare «Contro l’immigrazione di massa») per non urtarsi con Bruxelles più che pragmatico è pavido e crea, indipendentemente dalla materia trattata e dalle singole opinioni, un gravissimo precedente: stabilisce che la Costituzione può venir disattesa dal potere politico. Un Parlamento che per ottenere il consenso della sinistra (Konsensfähigkeit) obbliga i cittadini a esprimere un voto unico su due argomenti contrastanti (Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS) più che pragmatico si permette (altro grave precedente) di violare il principio elementare dell’unità della materia sulla quale i cittadini sono chiamati ad esprimersi.

Il sistema pensionistico svizzero (AVS) è basato sul principio che la popolazione attiva provvede al pagamento della rendita di vecchiaia. Ora, l’aumento della longevità e conseguentemente l’evoluzione del rapporto tra cittadini attivi e pensionati (si prevede che nel 2050 il 60% della popolazione sarà al beneficio dell’AVS) dovrebbe obbligare ad un serio ripensamento. Per contro, con un pragmatico cerotto il presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori si inginocchia davanti ai sindacati e mette sulle spalle delle giovani generazioni contributi di 7 miliardi di franchi all’anno per assicurare i finanziamenti per l’AVS sino al 2030 (periodo ridicolmente corto). Per evitare di affrontare il nocciolo del problema stipula un accordo che definisce bombasticamente di portata storica e che invece non è che l’espressione della strategia (pragmatica) di quelli che si gloriano di avanzare indietreggiando. Capisco che in gioventù poco ci si preoccupi della rendita di vecchiaia, ma il peso che le generazioni mature, dimenticando anche di essere padri, madri e nonni, stanno mettendo sulle spalle dei giovani è inaccettabile.

Questi atteggiamenti giustificati con il pragmatismo sono secondo me conseguenza dell’abbandono o addirittura della ignoranza e mancanza di cultura a proposito dei principi che a seconda degli schieramenti politici si dovrebbero rappresentare. La politica è diventata una specie di grande bazar nel quale non c’è più spazio per i valori. Ovvio che in un grande mercato non contano più principi, adesioni ideali, ideologie, conta lo scambio tra quanto più o meno rozzamente si offre agli elettori e l’alternante reazione di quest’ultimi determinata dall’immediata presunta convenienza. Da qui il fluttuare di consensi da un’elezione all’altra con i partiti storici, che hanno ricostruito la democrazia in Europa, messi nel dimenticatoio, anche se non immuni da responsabilità per le loro crisi. Nuove forze dai vaghi indirizzi si costituiscono e rappresentano con successo i comprensibili interessi di singoli gruppi discriminati o meno ma le cui richieste vengono fatte prevalere sulle considerazioni dell’interesse generale. Ci stiamo avvicinando alle elezioni. Vedendo anche quello che succede nei Paesi confinanti dobbiamo riflettere sul fatto che l’attivismo dei maneggioni, la mancanza di principi, il vuoto dei valori stanno minando la democrazia in Europa. Il pragmatismo può essere utile, ma diventa un’arma pericolosa in mano ai talvolta incolti praticoni della politica. Praticone politico e pragmatico sono due figure diverse, dal secondo si può pretendere una cultura politica e la forza di non tradirla.

Tito Tettamanti

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