Brexit: Boris Johnson ha un accordo con Bruxelles ma nessuno con Westminster

 

Dopo anni di negoziati, l’Unione europea e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo sulla Brexit, poco prima dell’odierno vertice europeo. L’accordo dovrà essere approvato dal parlamento britannico in occasione della seduta speciale di sabato prossimo. Jean-Claude Juncker lo ha definito un risultato ragionevole e ha dichiarato che non è necessario prorogare la scadenza per il divorzio.

Johnson ha dichiarato di sperare moltissimo che i suoi colleghi deputati si riuniscano per portare a termine la Brexit senza ulteriori ritardi in modo da potersi concentrare sulle priorità degli inglesi. Ma per la ratifica, il primo ministro si trova ad affrontare l’ennesima battaglia nel suo parlamento dove, non avendo la maggioranza, il destino del nuovo accordo dipende principalmente dagli Unionisti Democratici, partito politico protestante di destra dell’Irlanda del Nord che ha già espresso la propria disapprovazione, e da quelle dei Laburisti.

Gli Unionisti, che rappresentano dieci voti critici in parlamento, non sono pronti a sostenere questa intesa perché non dando loro il veto sul nuovo accordo doganale, temono che potrebbe essere minacciata la posizione dell’Irlanda del Nord. Nel nuovo accordo l’Irlanda del Nord rimane allineata al mercato unico dell’Unione europea pur rimanendo parte del territorio doganale del Regno Unito. Non ci sarà confine sull’isola che quindi sarà compresa in tutti i futuri accordi commerciali che saranno conclusi dal governo centrale dopo la Brexit. Il backstop è stato rimosso, e un comitato congiunto UE/Regno Unito deciderà quali merci sono a rischio di ingresso nel mercato unico europeo, e il Regno Unito riscuoterà le tariffe doganali per conto dell’Unione europea dato che l’Irlanda del Nord sarà anche un punto di ingresso nella zona doganale europea.

Gli Unionisti Democratici affermano che la principale rotta commerciale est-ovest dell’Irlanda del Nord sarà ancora soggetta alle norme doganali europee nonostante rimarrà parte del territorio doganale del Regno Unito. Tutte le merci sarebbero soggette ad un regime di controllo doganale indipendentemente dalla loro destinazione finale e il nuovo piano darebbe all’Unione europea la facoltà di decidere quali merci sarebbero esenti o meno da tariffe doganali.

Vengono espresse preoccupazioni per il fatto che i consumatori dell’Irlanda del Nord affronterebbero costi maggiori e meno possibilità di scelta. Per non parlare del diverso regime IVA rispetto al resto del Regno Unito. Inoltre, l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, ogni quattro anni voterà sull’opportunità di proseguire con il nuovo accordo commerciale e la decisione si baserebbe su una maggioranza semplice. L’idea di dare un voto all’Assemblea su nuovi accordi, che potrebbero essere approvati da una maggioranza semplice, viola l’accordo del Venerdì Santo che richiede il sostegno sia dei protestanti unionisti che dei cattolici nazionalisti.

Il leader laburista Jeremy Corbin, ha respinto il nuovo trattato in quanto peggiore di quello stipulato da Theresa May. A chiedere che venga respinto anche il leader del partito della Brexit, Nigel Farage, che lo ha criticato per il fatto che non rende possibile fare “le nostre leggi nel nostro paese” e per il fatto che lega il Regno Unito ad altri impegni con l’UE.

Nei prossimi giorni si deciderà la direzione degli inglesi per le future generazioni. Pare che sempre più parlamentari siano determinati a fermare la Brexit e che il modo migliore per sistemare le cose sia quella di dare al popolo l’ultima parola.