I recenti sviluppi bellici tra la Russia e l’Ucraina hanno minato la pace che per molti anni aveva fatto da padrona in Europa, e ora diversi altri stati  cercano di adattarsi alla nuova situazione. Tra questi la  Danimarca, che ha deciso di valutare, nel corso di un referendum che si terrà il prossimo primo giugno, l’abbandono dell’opt-out,  ovvero l’opzione che dava alla Danimarca la possibilità di non aderire alla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea. In breve, l’astenersi da qualunque partecipazione alle operazioni militari e di difesa dell’UE. 

“L’attacco insensato e brutale di Putin contro l’Ucraina ha aperto una nuova era in Europa, una nuova realtà” ha spiegato in un discorso la ministra Mette Frederiksen, quando ha annunciato il referendum. Per questo motivo la Danimarca ha deciso di rivalutare la sua posizione ed entrare eventualmente a far parte della Politica di sicurezza e di difesa comune, allo scopo di proteggersi dall’aggressività che arriva da est. L’attuale spesa militare  danese per la difesa rappresenta circa l’1.47% del PIL ma la Frederiksen vorrebbe portata al 2%, intraprendendo così “il più grande investimento degli ultimi decenni”, volto a rafforzare le forze armate a breve e lungo termine. Tra gli obiettivi inoltre c’è anche quello ambizioso di rendere la Danimarca indipendente dal gas russo. 

Per ora le competenze della Politica di sicurezza prevedono soltanto riunioni per coordinare le esercitazioni comuni tra gli eserciti dei vari paesi membri, ma è possibile che vista la situazione attuale, gli ambiti dell’organo vengano ampliati.