Aristotele, Mosè e la crisi economica – di Alessandro von Wyttenbach


Aristotele (a destra) con Platone nel celebre affresco di Raffaello “La scuola di Atene”


Ospitiamo oggi con piacere un arguto articolo del dottor Alessandro von Wyttenbach, presidente onorario dell’UDC Ticino, già presidente dell’Alleanza Liberi e Svizzeri.

Per valutare la crisi economica europea attuale è utile tentare di esaminarla alla luce dell’ esperienza, che certe crisi e comportamenti hanno nell’ umanità una lunga storia. Il marxismoleninismo fu un tentativo di creare benessere e giustizia sociale sostituendo le leggi capitalistiche di mercato con la gestione da parte dei governi dell’ economia dell’ Unione Sovietica e dei Paesi comunisti. Come sappiamo, nonostante l’ uso della coercizione da parte delle dittature comuniste, l’ esperimento finì miseramente col fallimento e la miseria dei popoli. La Corea del Nord è ancora l’ ultima nazione comunista a testimoniarlo. Dopo l’ ultima guerra le società aperte democratiche si affidarono alle leggi del libero mercato e, grazie alla ripresa economica, dalle macerie riuscirono a ricreare un benessere che consentì alla maggior parte delle popolazioni europee di raggiungere un’ esistenza dignitosa.

A questo punto le democrazie rappresentative delle Nazioni europee, congenitamente incapaci di seguire il precetto aristotelico della «temperanza» e moderazione nel contenere la spesa pubblica, per sostenerla fecero della crescita economica una religione, abituando i cittadini a desiderare sempre più sicurezza, benessere e consumi. Per stimolare la crescita economica sia i governi con l’ aumento della redistribuzione sociale, che l’ economia stimolando i consumi con la pubblicità e l’ obsolescenza, cioè la limi tazione della durata dei prodotti, non esitarono ad indurre i singoli cittadini a fare debiti per acquisti a rate e con il leasing. È fatto degno di riflessione, che la parola tedesca «Schuld» significhi al tempo stesso debito e peccato.

Tutti ignorarono il saggio consiglio economico dato da Mosè al Faraone in previsione delle carestie, di fare scorte durante il periodo delle sette vacche grasse per sfamare il popolo durante quello delle vacche magre. Al contrario, durante il boom economico, nel nome della crescita economica senza limiti e dell’ ideologia dell’ egualitarismo sociale, la classe politica – la cui lungimiranza non va oltre una legislatura – disattese al precetto aristotelico della temperanza e non ebbe esitazioni a commettere peccato con l’aumento a dismisura del debito pubblico, causa prima della profonda crisi economica attuale. Nel tentativo di salvare l’ economia e di sfamare il popolo (leggi: combattere la disoccupazione), i politici continuano ad aggrapparsi alla crescita economica, facendo capo non alla ricchezza messa da parte, ma a debiti iperbolici.

Purtroppo i debiti non si possono saldare con nuovi debiti. Poiché la storia insegna, che i periodi delle vacche magre ci sono sempre stati e sono inevitabili, l’equazione non può tornare. Senza riserve finanziarie e con montagne di debiti non è più possibile sfamare la gente e risolvere i problemi della crisi. Il potere delle leggi dell’ economia – che sono la risultante dei comportamenti irrazionali ed inconsci dei singoli cittadini – si è dimostrato sempre più forte di quello politico. È paradosso, che la classe politica delle democrazie occidentali, di fron te alla crisi economica, si faccia le stesse illusioni del comunismo sulle possibilità della politica di gestire l’ economia e che nelle sue decisioni non esiti a ignorare i principi delle libertà democratiche e i limiti della legittimità e legalità (come con l’ acquisto fraudolento di cd della Germania con dati bancari dei loro cittadini).

L’attivismo dei presidenti di Governo e dei ministri a Bruxelles non riuscirà ad evitare un generalizzato e sensibile impoverimento dei Paesi dell’ UE e dell’ area dell’ euro, sempre più indebitati. Sinistri segni premonitori dell’ inarrestabile degrado economico dell’ Europa, oltre alla disoccupazione galoppante nei Paesi dell’ area dell’ euro, sono ad esempio le difficoltà del settore automobilistico della Opel in Germania, della Fiat in Italia e del gruppo francese PSA, con il suo recente annuncio della chiusura di una fabbrica e il licenziamento di ben 8.000 dipendenti.

La realtà sta mostrando quanto saggio fu il consiglio economico della parabola biblica delle sette vacche grasse e magre. Il nostro popolo, spesso criticato come privo di slanci e visioni per la sua inclinazione all’ aristotelica temperanza e moderazione politica, grazie alla sua democrazia diretta, anche se non potrà sfuggire alle conseguenze negative del disastro economico dei Paesi che lo circondano, saprà comunque cavarsela meglio delle altre nazioni europee. Al cospetto dell’ attuale disastrato paesaggio economico europeo, una certa similitudine della situazione del nostro Paese nell’ Europa del periodo postbellico non sembra completamente fuori luogo.

* presidente onorario UDC Ticino

pubblicato nel CdT del 22 agosto 2012