De Coubertin era una buon’anima, ma io corro per vincere! – Intervista all’avv. Battista Ghiggia

“Come rimpiango Kurt Furgler…”
“Filippo Lombardi si trova tra l’incudine e il martello”
“Rivotare sul 9 febbraio? No!”
“Io, uomo di centro destra, mi sento avvantaggiato su Savoia. Ma non lo vedo come avversario”
“L’OXI dei Greci… mi va molto bene”
“L’UE oggi rappresenta solo gli interessi dei poteri finanziari transnazionali”

Jack 111 (2)Sono molto fiero ed onorato che l’avvocato Battista Ghiggia, candidato (a sorpresa, diciamolo pure) agli Stati per Lega e UDC, mi abbia concesso questa intervista. In fin dei conti io non sono Pontiggia, o Dillena, o Foa (tutti amici, per carità) ma un insegnante di matematica*** che villeggia a Dalpe (giornate, vi assicuro, divine).

Un intervistatore (di quelli seri, professionisti) dovrebbe porsi come ipercritico nei confronti dell’intervistato. Ci ho provato, naturalmente, ma il fatto è… che non riesco a vedere dove Ghiggia abbia torto. Qualcosa mi dev’essere sfuggito, forse non ho studiato a fondo il problema.

Questo affermato avvocato, uomo di destra, non appartenente ad alcuno dei due partiti storici, si affaccia alla finestra della politica (quella alta) in questo torrido inizio di luglio. Di qui al 18 ottobre ci sono poco più di tre mesi (poi però giungerà il decisivo novembre!). Saprà egli svelare a tutto tondo la sua personalità politica? Saprà radunare ampio consenso? Saprà… vincere?

Non tocca a me prevederlo. Se leggete bene l’intervista vi imbattete in un punto dove lui dice… che il barone de Coubertin… non era nessuno!

Un’intervista del professor Francesco De Maria.

*** Ho potuto verificare, con piacere, che l’avv. Ghiggia è stato mio allievo a Lugano 1 verso la fine degli anni Settanta. Anche se non ricordo quali fossero i suoi voti in Matematica (immagino buoni).

Ghiggia 1yFrancesco De Maria   Come si è giunti alla sua candidatura per gli Stati? È stato un approccio rapido o lungamente meditato?

Battista Ghiggia   Sono stato contattato diverse settimane fa. Mi sono preso del tempo per approfondire tutte le implicazioni, in primo luogo quelle di tipo professionale che vi sarebbero in caso di elezione, così come quelle familiari e organizzative, perché i quattro mesi di campagna sono molto impegnativi ma poi finiscono, mentre l’elezione comporta un cambiamento di vita.

Una volta analizzato ciò la mia decisione è stata rapida, dettata anche dalla situazione delle contingenze politiche internazionali che impongono che quel 65/70% dei ticinesi che hanno manifestato le preoccupazioni che sono le mie (tra cui 9 febbraio, rapporti con Berna, difesa della piazza finanziaria, SSR, ecc.), possano, se lo vogliono, mandare agli Stati una persona che vuole battersi per queste sensibilità.

Come professionista che opera sulla piazza finanziaria di Lugano, ne conosco la sua importanza, ho assistito al suo cambiamento nel corso degli anni e ai suoi problemi. Sono giornalmente confrontato con clienti e operatori che mi raccontano delle difficoltà che incontrano, della diminuzione dei posti di lavoro e della contrazione del giro d’affari. Quel che resta della piazza finanziaria va difeso con forza e determinazione, onde evitare che in futuro sempre più ticinesi debbano andare a cercare il lavoro altrove, in quanto nonostante il suo ridimensionamento crea sempre molti posti di lavoro e ricchezza.

Lei ha militato nel PPD, Che cosa rimprovera al suo ex partito?

BG   Il PPD nasce come partito cattolico conservatore e fino a quando si é mantenuto su queste posizioni, oltre ad avere un forte sostegno popolare, ha giocato un ruolo storico molto importante nei destini della Confederazione. Purtroppo a partire dagli anni ’90 (mi permetto di dire dal momento dell’uscita dal Consiglio Federale di Kurt Furgler), parlo soprattutto a livello federale, è andato sempre più spostandosi su posizioni di centro-sinistra, facendo pastetta con i socialisti, eleggendo la Signora Widmer-Schlumpf in Consiglio federale, profilandosi sempre più come un partito europeista, posizioni che sono lontanissime dalla mie e che sono inconciliabili. Se devo trovare delle convergenze del mio pensiero politico con il PPD devo cercarle nei libri di storia.

Lei è ben affermato sul piano professionale. Non pensa però di essere troppo poco conosciuto in campo politico? Non lo vede come un handicap?

BG   Al contrario, perché la gente è stufa dei politicanti, della politichetta e dei soliti giochetti, come dimostrato dalla brillante elezione di Claudio Zali. Cercherò di approfittare di questi quattro mesi per farmi conoscere e far conoscere le mie idee.

La candidatura di Savoia è decisa. Lo vede come un alleato o come un avversario? Si sente avvantaggiato su di lui?

BG   Avvantaggiato, perché la maggioranza dei ticinesi si identifica con un’area di centro destra e conservatrice. Il fatto che anche lui come me abbia un approccio molto critico e di contrapposizione verso l’Europa lo ritengo un segnale positivo, perché significa che questa sensibilità si sta sviluppando anche fuori dall’area del centro-destra. Detto questo, non lo vedo né come un alleato, né come un avversario, dipenderà però anche dai temi e dall’approccio suo e del suo partito.

Come valuta la posizione di Filippo Lombardi sui rapporti con l’UE ?

BG   Conosco Filippo Lombardi come una persona intellettualmente onesta, che si trova però oggi tra l’incudine e il martello nel conciliare le posizioni del suo partito a livello nazionale con la sua attività politica personale. Conseguenza di ciò è la sua adesione al Comitato per ripetere la votazione del 9 di febbraio, iniziativa che non comprendo e che dal mio modesto punto di vista non è nell’interesse del Paese, in quanto cozza con il principio fondamentale dell’ordinamento giuridico svizzero. In Svizzera il sovrano è il popolo. E il popolo ha deciso.

Secondo lei la situazione del Ticino è veramente grave oppure ci sono forze politiche che esasperano l’allarmismo per trarne un vantaggio? Perché a Berna non comprendono il nostro problema oppure, se lo comprendono, non concedono nulla?

BG   La situazione in Ticino è molto più grave che in altre parti della Svizzera. La situazione di altre regioni di confine della Svizzera quali Ginevra e Basilea, non sono infatti paragonabili alla nostra. In primo luogo perché si tratta di città grandi che non ruotano nell’orbita geografica di poli stranieri vicini e forti come è invece il caso del Canton Ticino per rapporto a Milano. Se non ci diamo una svegliata, il Canton Ticino, o parte di esso, con il tempo a seguito del continuo martellamento pro adesione all’EU e delle altre contingenze transfrontaliere, arrischia fortemente di perdere la sua identità.

Questi sono degli aspetti che a Berna si rifiutano di comprendere, perché non vogliono immedesimarsi nei nostri problemi. Li dovranno però comprendere per forza di cose, perché le conseguenze disgregatrici dell’accordo quadro Svizzera-UE, che spero di poter contribuire, se eletto, a buttare all’aria, avrà delle conseguenze per tutti i Cantoni, anche per il Canton Sciaffusa o Soletta. Confido che nella malaugurata ipotesi in cui tale accordo dovesse passare alle Camere, ci penserà il popolo a mandarlo nel posto dove è destinato ad andare: il cestino.

La Grecia voterà domani (rispetto al momento in cui scrivo la domanda). Ha un premier comunista di nome Tsipras che ha chiesto al popolo di votare NO. Qual è la speranza di Battista Ghiggia?

BG   Il no della Grecia, pur essendo di matrice ideologica molto distante dalle mie convinzioni, è comunque una riaffermazione di sovranità da parte dei greci, per certi versi analoga a quella del 9 febbraio degli svizzeri. Di conseguenza questo no va molto bene. Serva anche da lezione per i negoziatori svizzeri quando vanno a Bruxelles. Che comprendano che bisogna andare convinti a negoziare, nell’interesse dello Stato per cui si tratta e non andare intimiditi con le mani dietro la schiena a chiedere l’elemosina. Che si mostrino orgogliosi di rappresentare un popolo libero e sovrano, che lo è sempre stato e sempre lo sarà. Il Consiglio Federale invece non lo ha capito e quindi le istruzioni che vengono date ai negoziatori sono poche e confuse. I risultati delle negoziazioni, inutilizzabili.

Grecia-Unione Europea. Io dico che di innocenti non ce ne sono. Suddividiamo – in parte eventualmente disuguali… – un 100% di colpa.

BG   Non si tratta di dare pagelle. Tutte le parti coinvolte hanno le loro responsabilità: la Grecia per la totale mancanza di rigore nella gestione della cosa pubblica e delle finanze pubbliche, da parte dell’Europa per aver voluto promuovere l’indebitamento scellerato della Grecia per poterla controllare politicamente.

Il problema andava affrontato e risolto nel 2010. La Germania ha una grande responsabilità in questa questione. L’UE come è oggi non rappresenta i popoli, né particolari ideali. È solo una Camera che rappresenta gli interessi dei poteri finanziari transnazionali. Così stanti le cose c’è purtroppo poco da aspettarsi, a meno che il no greco favorisca il processo di scambio delle intelligenze tra le due parti in conflitto.

Noi chiamavamo l’Italia la “Repubblica vicina ed amica”. Ma ora? Da anni le trattative non sembrano dare più nulla di positivo…

BG   Forse quando avevo vent’anni ci credevo anch’io. Adesso ne ho più di cinquanta ed ho capito molto bene che nei rapporti internazionali tra Stati, non esistono Stati amici, ogni Stato fa i suoi interessi, pensare diversamente è da ingenui.

L’Italia fa il suo gioco, come è normale che lo faccia, se le cose non vanno bene la colpa è dovuta alla debolezza dei nostri negoziatori che ipnotizzati dall’idea dell’adesione europea non credono più all’indipendenza della Svizzera. Per loro il futuro sul lungo periodo è l’UE e quindi quando vanno a negoziare, negoziano con questo pensiero fisso in testa. Non deve pertanto sorprendere che i risultati sono scarsi.

Il governo Renzi è in grado di gestire la crisi economica dell’Italia?

BG   Renzi ha la grande fortuna di godere dell’appoggio dei veri poteri forti che governano l’Italia. Ciò potrebbe però anche non bastare, perché la questione soprattutto a livello istituzionale è molto degenerata, difficile da ristabilire.

In quest’inizio di estate rovente i migranti giungono a ondate sempre più grandi. La frase sconsolante “Non si può fare niente!” l’abbiamo sentita migliaia di volte. Anche lei la pensa così? Se no, che cosa pensa?

BG   La frase “Non si può fare nulla” la sentivamo già anni fa quando si parlava di globalizzazione, sappiamo però che poi sono emerse delle precise responsabilità politiche. Un trend storico, se non lo si può modificare, bisogna perlomeno cercare di gestirlo e oggi non lo si vuole gestire, senza contare che questi fenomeni di migrazione, che vengono dipinti quasi come piaghe bibliche, in realtà sono favoriti e strumentalizzati da poteri forti che vogliono destabilizzare l’intera Europa. Bisogna chiedersi perché quando si è trattato di chiudere con Gheddafi non ci voleva l’approvazione dell’ONU, invece per bloccare gli scafisti si. Una mente libera non può che dirsi che questo è perlomeno sospetto.

Come imposterà la sua campagna elettorale? Si è già munito di uno staff? Giocherà la partita sino in fondo?

BG   Invito chi apprezza il mio pensiero a seguirmi e a farmi sentire la sua vicinanza in una campagna che sarà dura e impegnativa. Non vorrei sembrare presuntuoso ma se ho deciso di correre è perché non voglio arrivare solo in fondo ma voglio essere eletto. Il principio di De Coubertin, buon’anima, oggi non vale più nemmeno alle olimpiadi.

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