537 anni fa nasceva e 500 anni fa moriva il bellissimo genio Raffaello Sanzio

… e con lui temette di morir la Natura

Quando la Pandemia mondiale finirà e torneremo ad apprezzare (direi meglio “venerare”) le bellezze costruite dai nostri avi, qualcuno di noi andrà a Roma (non necessariamente per turismo). Sarà allora che quegli potrà arrivare al Tritone del Bernini, proseguire in discesa lungo i vicoli tortuosi che portano alla fontana di Trevi, passare oltre quella fonte che sorge sull’acquedotto dell’Aqua Virgo di Argippa, genero e amico di Augusto, proseguire sino al tempio di Adriano (che oggi è una banca) e poi svoltare a sinistra. Ed ecco che incontrerà il Pantheon ove il frontone del tempio reca il nome di Agrippa e la cupola l’impronta di Adriano. Entri, dunque,resti estasiato dalla cupola forata, dalla vastità marmorea dello splendido edificio e si rechi a sinistra. Nella seconda cappella una sobria tomba di pietra, sotto alla statua della Vergine, reca un’iscrizione:

“Ille hic est Raphael, timuit quo sospite vinci rerum magna parens et moriente mori.”

Fu il letterato Pietro Bembo o forse Antonio Tebaldeo a comporla, poesia ed epitaffio al contempo, dopo che quello splendido genio di Raffello Sanzio, in quel Venerdì Santo del 6 aprile 1520, lo stesso giorno in cui compiva 37 anni, si spegneva, in Vaticano, a Roma.

La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio, Stanze Vaticane

In quelle stesse stanze, Raffaello Sanzio, nato ad Urbino, aveva stupito il mondo affrescando su commissione papale (prima di di Giulio II poi Leone X – figlio del Magnifico Lorenzo –  ), Mitologia e storia, Filosofi e Santi. A pochi metri, nella Cappella Sistina, in quegli stessi giorni, il più maturo Michelangelo affrescava la cupola con Profeti e Sibille. E Raffello gioviale e scherzoso, amante del bello, proprio a Michelangelo giocò uno “scherzo”: Michelangelo non voleva che la sua cappella in via d’esser terminata fosse veduta da alcuni prima che fosse terminata, ma Raffaello riuscì ad entrare, e vide, i suoi Profeti. Allora, ispirandosi in particolare a Geremia, dipinse il suo Eraclito, con il volto … del Buonarroti.  Un po’ come a dre… “Ti ho fatto il tuo disegno… con la tua faccia”.

Madonna col Cardellino, Raffaello Sanzio

Affabile d’animo, buono e gentile, Raffello era anche bellissimo. Castano, dalla pelle chiara e gli occhi scuri, il naso fine come quello d’una statua e le labbra piegate in un sorriso abbozzato e malinconico. Aveva perso la mamma a 8 anni, quella mamma che egli raffigurerà nelle sue splendide Madonne, quando, appena adolescente, inizierà a dipingere mostrando subito le sue straordinarie doti pittoriche. Educato nella natia Urbino da uno zio sacerdote, da piccolo aveva conosciuto Piero della Francesca, che, ormai molto anziano, vagava per il palazzo dei Montefeltro, e alle sue opere in parte si era ispirato. circa ventenne conosce Michelangelo e Leonardo, poi, nel 1514, viene chiamato a Roma, da Giulio II, a progettare San Pietro, succedendo al Bramante.

In lui la grazia dei contemporanei, la perfezione degli antichi, unite all’innovazione della bellezza da lui apportata, fecero un eccelso. Nel 1515, il figlio di Lorenzo de Medici or divenuto Papa, Leone X, gli affida il primo incarico dell’archeologia moderna:custodire e classificare i marmi di Roma antica.

Il giovane pittore, architetto, archeologo, fa anche strage di cuori, le donne per lui stravedono, ma solo una, forse, avrà il suo cuore: la Fornarina, ovvero Lucrezia Luti, che lui ritrarrà con un bracciale che reca il di lui nome.

Autoritratto di Raffaello Sanzio

Cinque anni dopo, un’improvvisa e mai chiarificata febbre,  lo consuma in pochi giorni, sino a portarlo alla morte, lo stessogiorno del suo compleanno, il Venerdì Santo.

Una leggenda narra che egli fosse nato alla stessa ora – le tre di notte – di Gesù Cristo e, come il Cristo, fosse morto di Venerdì Santo. Bello come lui e come lui innovatore, fu da molti veduto come il Cristo degli artisti.

Poiché con lui, come eloquentemente recita l’epitaffio al Pantheon, la Natura visse e temette d’esser sconfitta – poichè egli la ritraeva più bella ancora del vero, forse ispirandosi al Paradiso- e, con lui morente, temette di morire. Raffaello s’era impadronito della Natura con la sua arte e le aveva offerto nuova, eterna, vitalità, come solo un dio può fare.

Chantal Fantuzzi