Pare che le due figlie del presidente Putin, Maria e Katerina, e la sua compagna, 37enne ginnasta Alina Kabaeva, lo stiano esortando a dimettersi. L’indiscrezione coincide con la notizia di un disegno di legge presentato giovedì al parlamento russo, che se approvato concederebbe l’immunità a vita agli ex presidenti russi dai procedimenti penali. Immunità estesa dunque a qualsiasi reato commesso durante la loro vita e non solo alle azioni intraprese durante il loro mandato così come è attualmente.

Secondo il quotidiano inglese The Sun, il 68enne presidente Putin avrebbe intenzione di smettere l’anno prossimo dopo aver mostrato possibili sintomi della malattia di Parkinson. Alcuni fonti britanniche che hanno studiato da vicino diversi filmati recenti del presidente russo, fanno osservare il costante movimento delle gambe mentre sembra provare dolore stringendo il bracciolo di una sedia e il tremore della penna e di una tazza (che si crede contenesse dei farmaci antidolorifici) tra le sue dita. Tesi suggerita anche dallo scienziato Valery Solovei, critico ed ex capo del dipartimento delle pubbliche relazioni presso l’istituto statale di relazioni internazionali di Mosca.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha negato che Vladimir Putin stia pianificando di dimettersi da presidente e ha insistito che è in ottima salute. “Va tutto bene con il presidente”, ha detto in conferenza stampa. Ma non è la prima volta che si ipotizza l’affezione di Parkinson per Putin. L’oscillazione asimmetrica del braccio durante la sua andatura, è infatti una classica caratteristica della malattia del sistema nervoso che colpisce l’attività motoria.

Il nuovo disegno di legge, che darebbe agli ex presidenti il diritto ad avere un seggio di senatore a vita nel consiglio della Federazione Russa, viene visto come un segno per gettare le basi di una eventuale transizione di potere in Russia. Un nuovo ministro sarà presto nominato per essere preparato e subentrare a Putin.

Tra i primi atti di Putin quando fu eletto presidente per la prima volta nel 2000, c’è stato quello dell’emanazione di un decreto che concedesse l’immunità all’ex presidente Boris Eltsin da qualsiasi processo, interrogatori e perquisizioni nella sua proprietà. Da quando arrivò al Cremlino, il suo governo si è sempre impegnato in una tacita riabilitazione di alcune caratteristiche del periodo sovietico. Come il fatto di riportare indietro l’inno nazionale dell’era di Stalin e la redazione di un testo del ministero dell’Istruzione che giustificava le purghe di Stalin per aver creato una nuova classe di dirigenti adatta agli obiettivi della modernizzazione. Nessun monumento era stato dedicato a Stalin in Russia prima della sua salita al potere. Oggi ne sono presenti più di un centinaio, istallati privatamente ad opera di nostalgici comunisti con il consenso silenzioso delle autorità.

L’immunità presidenziale ha sempre svolto un ruolo di primo piano per Putin che ha prestato servizio più a lungo di qualsiasi altro politico russo o sovietico dall’inizio degli anni cinquanta.