Lugano 2013 – To be or not to be – di Francesco De Maria (parte II)


He Aleph Aleph (bisogna leggere da destra a sinistra) qui vale 7 (5+1+1). Si veda anche l’articolo odierno in Cultura (della Redattrice)


Veniamo ora agli “sfidanti”, che procedono con il vento in poppa. Sembra fallire (ma ci potranno essere nuovi episodi) il tentativo dei “crociati moralizzatori” di squalificare i vincitori 2011 per comportamento iperscorretto (calci negli stinchi, dita nel naso, parolacce da trivio o da lupanare). La gente – molta, ovviamente, non tutta – continua a vederli come i campioni popolari di una rivolta contro un potere gestito da pochi privilegiati in perenne combutta tra loro. È un’immagine realistica? Non risponderò io a questa domanda. Ma così è. La conquista della vittoria a Lugano, città regina del Cantone da secoli ma oggi sempre più dominante, è per i Leghisti un imperativo categorico. Anche facendo astrazione dal vulcanico e bizzarro Presidente a vita (ma ricordiamo che senza di lui la Lega non esisterebbe) il partito d’assalto è in grado di mettere in campo un team formidabile, ad esempio Quadri, Borradori, Foletti, con Sanvido. Di che far tremare “le vene e i polsi”. Batterlo (se verrà presentato) non sarà certo uno scherzo.

L’Unione Democratica di Centro, si può comprendere, vorrebbe un suo rappresentante nel prestigioso gremio direttivo della sempre più grande Lugano (esclama la Giò: puntiamo a 100.000 abitanti. Ben detto. Sempre fare cifra tonda…) Un candidato di valore ce l’ha, il capogruppo in Gran Consiglio Marco Chiesa. Qualche merito anche, per aver collaborato in molte circostanze elettorali con la Lega; in particolare, per il sostegno decisivo offerto alla Lega, affinché essa agguantasse il suo (sin qui) più spettacolare successo, parlo della votazione 2011 per il Consiglio di Stato. Ma come fare? La lista unica è necessaria, sempre che si voglia fare qualcosa. Il problema, in sé banale, è subito esposto.
— Se si perde, saranno eletti due leghisti
— Ma se si vince, probabilmente i leghisti saranno tre e gli UDC zero.

I più inventivi tra i democentristi (anche loro sanno essere poeti!) si abbandonano a pensieri audaci. Facciamo una lista di soli 4 nomi, 2+2 (!); a questo punto se si vince il gatto è nel sacco. “Abbiamo sempre dato, qualcosa spetta alla fine anche a noi!” mi si confidava accorato un alto dirigente del partito. Ma la Lega… è come i falchi, che non fanno a metà con nessuno, scriveva il grande Hemingway in Festa mobile (gli anni Venti a Parigi) alludendo a Zelda, moglie bellissima e folle del romanziere Scott Fitzgerald. Non sono previsti regali, i falchi si prendono “tutto, e di più”. L’habitué del Sass Café – che nonostante l’aspetto gentile è un gran duro – non ha comprensione e non ha pietà. Non si commuove proprio. “Dove sono i numeri? Vedi bene che non ci sono”. Io annuisco e guardo pensoso la dignitosa facciata del Municipio ottocentesco. STUDIUM QUIBUS ARVA TUERI. Che significa? Non lo sa nessuno. Solo pochissimi eletti (secchioni). Virgilio, mitico Virgilio. Subitaneo pensiero. E se gli UDC esasperati dicessero: “Allora arrangiatevi”? Anche la Lega ne avrebbe un danno o, quanto meno, un mancato guadagno. L’apporto UDC nella futura battaglia all’ultimo sangue potrebbe essere determinante.

Una parola infine sulle forze liberali esterne al PLR: Idea Liberale che non vuol essere un partito, AreaLiberale che vuole esserlo. Nelle banali vanterie del Gendotti-pensiero (ex candidato alla presidenza) queste forze politiche pesano un po’ meno di zero. Io immagino e spero che questo non sia vero, osservando comunque che in una lotta accanita sul filo del rasoio anche una forza modesta può rivelarsi decisiva. Da che parte staranno questi esuli? Logicamente non ci dovrebbero essere dubbi. Dopo tutto c’è chi, nel partito, ha tirato un sospiro di sollievo esclamando (a voce molto alta): “Per fortuna se ne sono andati!”