Allenatori e CEO, quando vanno cambiati – di Paolo Pamini

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In tempo di mondiali, è naturale chiedere la testa dell’allenatore la cui squadra è stata subito estromessa senza neppure accedere agli ottavi. Per non far torto a nessuno non faremo nomi. Ma serve davvero a qualcosa? E serve fare lo stesso con il direttore generale (CEO – Chief Executive Officer) di un’azienda che non funziona?

In merito al licenziamento in tronco degli allenatori sportivi, la letteratura economica indaga da parecchi anni sugli effetti reali. L’economia dello sport non ha preso piede solo perché è divertente, bensì perché è pure rilevante. Infatti, gli sport di squadra sono un ottimo laboratorio per studiare dinamiche simili a quelle in qualsiasi team di persone in un’azienda, che senza la giusta motivazione, istruzione, collaborazione e specializzazione dei ruoli non arrivano da nessuna parte.

A differenza delle risorse umane, lo sport fornisce una marea di dati statistici che possono essere analizzati. Una delle conclusioni cui spesso si giunge in merito al licenziamento degli allenatori poco performanti è proprio la loro funzione quali capri espiatori verso fan e sponsor, senza pertanto che il cambio di mister porti a particolari risultati. Le dinamiche di gruppo sono spesso troppo complesse per dipendere da una persona sola, e sostituirla all’improvviso può aumentare sì la pressione a chi resta nel team, ma pure diminuire la fiducia nello spirito di squadra.

Sostituire il capitano della barca a vela, che può subito cambiare rotta, potrebbe evitare l’incidente. Al contrario, malgrado tutta la sua buona volontà, il nuovo capitano di una nave da crociera può girare il timone quanto vuole senza che la nave cambi subito rotta; lo scoglio andava già evitato tempo prima. Analogamente, licenziare il CEO di un’azienda rigida (pensiamo ad una centrale nucleare o all’industria del cemento) avrà solo funzione di capro espiatorio verso gli azionisti, ma non cambierà velocemente il destino della società. Se l’azienda è invece flessibile (pensiamo ad una società di consulenza con qualche scrivania e PC), un cambio del CEO potrebbe portare a risultati in breve tempo.

Tornando allo sport, sappiamo tutti che un cambio di allenatore in mezzo al campionato (sia questo di hockey, calcio o altro) soddisfa sì la sete di “giustizia” dei fan, ma non promette forzatamente risultati immediati. Inoltre, non bisogna dimenticare il ruolo del caso e della sfortuna, che sia nello sport sia negli affari possono portare ad una serie di sconfitte malgrado si stia facendo tutto giusto. La vera domanda a questo punto è a quali condizioni un’organizzazione sia capace di distinguere un capo davvero inetto da uno semplicemente sfortunato, e di agire di conseguenza.

Paolo Pamini, economista, ETHZ e Istituto Liberale