PPD Lugano – Denti Bordoni Boneff lasceranno il Gran Consiglio

Assemblea del PPD luganese ieri sera. A sorpresa il dr. Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici e già candidato al CdS e al Municipio di Lugano, ha annunciato che non solleciterà un ulteriore mandato. Anche Francesca Bordoni e Armando Boneff rinunciano (così come Carlo Luigi Caimi, del quale però abbiamo già scritto). Una grossa chance per ambiziosi giovani azzurri. Da cogliere!

Riproponiamo questa nostra intervista al dottor Denti, all’epoca in serrata campagna per il Municipio (ma vinse Jelmini), che a nostro avviso risulta ancor oggi godibile e interessante.

DentiFrancesco De Maria Anche se non farà piacere a tutti, bisogna ammettere che la lotta in casa PPD è ristretta a due “primedonne”: Angelo Jelmini e Franco Denti. Lei come vede il suo avversario?Franco Denti Essere definito avversario non mi piace, ringrazio però per “primadonna”, sperando che non si offendano le 3 Signore sulla lista del mio partito.
L’avv. Angelo Jelmini ed io siamo diversi, nel modo di porci e di relazionare con le persone: rappresentiamo due modi diversi di fare politica. Il mio modo, che deriva dal mio essere medico, è incentrato sulla passione che metto nell’ascoltare la gente, comprenderne le aspettative, i desideri e anche le frustrazioni, per poi agire in modo proattivo con risposte concrete e condivisibili. Per natura sono decisionista e per difendere le mie decisioni ci metto sempre la faccia.

Nel 2011 lei ha tentato un’ambiziosa scalata al Consiglio di Stato. Come mai non ce l’ha fatta? Che cos’ha imparato da quella sua avventura politica?

FD Quello della politica è un modo difficile e complesso, specie per qualcuno che è subito stato etichettato come “esponente della società civile”. Durante la campagna per le votazioni cantonali, ho incontrato moltissime persone dalle quali ho avuto modo di farmi conoscere come persona, e credo di aver scombussolato le logiche di partito quando, come “outsider” , pur non raggiungendo l’obiettivo di entrare in Consiglio di Stato, mi sono ritrovato con in tasca un capitale di quasi 39’000 voti, e al sesto posto nella classifica dei 90 deputati eletti in Gran Consiglio e secondo eletto per il PPD, dopo la “macchina da voti” Alex Pedrazzini, già Consigliere di Stato.

Perché ha votato (unico non leghista, così credo) a favore della cosiddetta Tredicesima AVS?

FD Nei gruppi parlamentari ho cercato di portare avanti l’idea di un controprogetto a quest’iniziativa che ho sempre considerato perfettibile, perché pensavo e penso che vi siano persone bisognose non di assistenzialismo ma di un di sostegno concreto. Dato che, a un certo punto, quest’idea è svanita nel nulla, mi sono “arrabbiato” perché, a mio modo di vedere, il politico deve essere capace di dare risposte ai bisogni dei cittadini, lasciando perdere le sterili contrapposizioni ideologiche, prendere quello che c’è di buono nelle idee e cercare di migliorarle indipendentemente dalla loro area di provenienza. Forse questo mio modo di agire ha aiutato, nell’immediato post-votazione a far presentare e approvare rapidamente l’adeguamento di alcune strutture presenti nel sistema degli aiuti sociali.

Il Partito l’ha rimproverata per questo acuto “fuori dal coro”?

FD No, nel PPD c’è spazio per il confronto aperto e per idee diverse, l’importante è la trasparenza che, da parte mia non è mai mancata: e visto che l’iniziativa ha ottenuto circa il 40% dei voti, mi viene da dire che certamente non tutti venivano dalla Lega.

Io non sono riuscito a capire le ragioni del ritiro dalla lista dell’on. Armando Boneff. Lei le conosce? Ce le può spiegare?

FD Sono dispiaciuto dalla rinuncia di Armando Boneff, con il quale avevamo approfonditamente discusso la sua possibile decisione. Con Armando Boneff sarebbe stato più facile dare più voce alla socialità, a coloro che sempre più tendono a essere esclusi e discriminati dalla società e costretti a vivere di assistenza, e alla valorizzazione del volontariato. Avremmo anche rafforzato quella sensibilità per la necessità di costruire una città del futuro priva di barriere architettoniche, con costruzioni che tengano conto di una società che invecchia, invecchiamento che, troppo spesso, è sinonimo di solitudine.

Il Piano Viario del Polo, il famigerato PVP, non l’ha inventato l’on. Jelmini, questo è chiaro. Se lo è ritrovato, imbarazzante patata bollente, tra le mani. Mentre il 26 luglio 2012 si avvicinava a grandi passi, lei al suo posto che cosa avrebbe fatto?

FD È chiaro che il PVP era già stato pianificato e approvato da tempo, ma è altrettanto vero che la maggior parte dei luganesi lamenta un aumento del traffico all’interno della città, in particolare da via Zurigo in giù, dove spesso la viabilità diventa caotica, eccezion fatta per le ore notturne. Adesso dobbiamo prendere atto delle esperienze fatte e realizzare rapidamente i correttivi necessari. Non dimentichiamoci poi che anche la popolazione di Lugano, come quella di tutto il Paese, sta invecchiando e che la mobilità dell’anziano non passa solo dai mezzi pubblici. Avete per esempio osservato le difficoltà di alcune persone in là con gli anni nel salire sui bus cittadini?

Il PVP sarà uno dei temi portanti della sua campagna?

FD No, non sarà un punto focale della mia campagna, ma il tema sta a cuore ai luganesi, quindi sarò all’ascolto e se verrò eletto darò i miei input, maturati da utente e quindi “sul fronte”.

Lugano ha fatto fortuna grazie alle banche e (dicono i maligni) al segreto bancario. Come giudica l’evidente indebolimento della posizione svizzera nel duro contenzioso fiscale in atto con l’America, la Germania, l’Italia, ecc.? E per quanto concerne casa nostra: Lugano diventerà più povera?

FD La Svizzera ha costruito il suo benessere sull’innovazione, sulla competitività delle sue imprese, sul settore finanziario e sul lavoro di tutti i suoi abitanti.
Il contenzioso fiscale attualmente in atto, deriva dalla crisi che ha generato una “fame di capitali”. La nostra posizione si è indebolita, perché il mondo finanziario e politico non hanno saputo prevedere, né la crisi, né la “fine” del segreto bancario, di cui negli ambienti coinvolti si parlava già in tempi non sospetti. Inoltre, la strategia a livello federale, è stata ondivaga: tra l’irrigidimento e la ricerca del compromesso a tutti i costi. Lugano sarà meno ricca, ma questo non vuol dire povera! Il gettito fiscale da parte delle finanziarie diminuisce, ma può crescere quello di altri settori quali il lusso e la ricerca, e delle imprese ad alta tecnologia con prodotti di alto valore aggiunto. Si tratta di far conoscere a queste imprese il vantaggi di installarsi a Lugano. Dobbiamo essere capaci di priorizzare i grandi progetti di Lugano e stimolare sinergie che, in base al concetto win-win, diano alla città i servizi necessari e al privato un’ulteriore opportunità di investimento.
In poche parole, un ritorno all’investimento su progetti concreti e non nel modo volatile della finanza e, non da ultimo lo sviluppo del concetto di economia sociale.

Un preventivo 2013 con un deficit di 65 milioni, ne abbiamo sentito parlare. Possiamo accettarlo? Dobbiamo cambiarlo?

FD 65 milioni di deficit sono un grosso problema per il Municipio, ma anche per il Cantone. Si tratta di un deficit strutturale che va risolto ponendo mano a tutti i dicasteri, razionalizzando i loro servizi e delineando delle priorità negli investimenti. Ma è bene chiarire che Lugano non è il comune più ricco del cantone, si posiziona al nono posto, e ha versato nel 2012 un contributo al fondo di livellamento pari a circa 29 mio. Come luganesi non siamo contro questo aiuto, ma abbiamo visto troppo spesso che non sempre chi riceve questi soldi li ha usati nel modo più opportuno. Per me bisogna ripensare alla perequazione finanziaria, istituendo una perequazione regionale e una cantonale. In conclusione, è necessario fare tutto il possibile per evitare che questo deficit tocchi i dipendenti comunali e la loro cassa pensione.

Giovanna Masoni ha deciso di affrontare la grave difficoltà economica del momento istituendo un “tavolo della crisi”. Io rimango perplesso circa le reali finalità dell’operazione (ma anche sulla sua efficacia). Lei che cosa ne pensa?

FD Un tavolo di esperti che analizzano la situazione e che cercano misure concrete e applicabili a breve termine è utile, anche se determinate soluzioni possono essere applicate solo con il Cantone e con la Confederazione. La tendenza allo smantellamento del segreto bancario, e l’adozione della Weissgeldstrategie, non devono trovare Lugano impreparata. Anche a Lugano si vedono le conseguenze della riduzione degli effettivi in atto nel settore finanziario, riduzione che continuerà, sottovoce, come nello stile di questo settore, anche nei prossimi mesi. La conseguenza diretta è la diminuzione del gettito fiscale, derivato sia dalle persone giuridiche che fisiche, l’aumento del numero di disoccupati e di superfici libere non affittate e difficilmente riconvertibili in appartamenti. Pensando agli immobili, si sa che la loro caratteristica consiste nell’essere già pronti dal punto di vista tecnico, per esempio per l’insediamento di società di trading di materie prime, campo nel quale la piazza luganese è già conosciuta e che è un settore in forte espansione; oppure anche di società che necessitano di supporti tecnologici avanzati. I nostri atout per attirare nuove aziende in questi campi sono molteplici, pensiamo alla centralità di Lugano per rapporto all’Europa, alla facilità dei collegamenti, alla snellezza della nostra legislazione, in particolare alla flessibilità della legge sul lavoro, alla fiscalità, che rimane comunque attrattiva per rapporto a quella di altre nazioni, alla sicurezza, alle possibilità di formazione, alla sanità eccellente e al paesaggio: tutti vantaggi che risultano altamente attrattivi per attività che non necessitano di tempi lunghi per la delocalizzazione, che non causano un’occupazione invasiva del territorio, che producono un forte valore aggiunto e che offrono posti di lavoro altamente qualificati.
Sforziamoci allora di mantenere condizioni quadro attrattive e abbiniamole a un marketing attivo del nostro territorio, andiamo a vendere l’”opportunità Lugano” a dei target ben definiti, facendo i modo di agire come “family officer” per favorire il loro insediamento a Lugano. Proponiamo loro i locali per l’insediamento, il personale necessario, la casa dove abitare con la famiglia, le scuole per i loro figli e perché no, anche il medico di fiducia!

Il LAC darà un nuovo forte impulso culturale alla Città? Il LAC sarà una palla al piede finanziaria? (separare bene le due domande…)

FD Certamente il LAC imprimerà un’accelerazione al posizionamento di Lugano in campo culturale a livello svizzero e internazionale. Si tratterà però di costruire passo per passo questa notorietà, stringendo relazioni con artisti quali per esempio l’accordo siglato con la compagnia di Daniele Finzi Pasca, peccato che l’accordo non preveda che le prime delle rappresentazioni siano presentate a Lugano. Un esempio di quanto dico è la città di Losanna, che a suo tempo aveva favorito l’insediamento di Béjart e della sua compagnia di ballo che hanno poi contribuito a far conoscere Losanna in tutto il mondo.

Il LAC non deve essere una palla al piede, non deve rimanere solo un bel contenitore ma deve avere dei contenuti. Per questo è necessario integrarlo in un piano di sviluppo globale, che comprenda il turismo, sia classico che congressuale, e l’offerta di servizi in altri settori quali la formazione, ecc. Siccome non nego che le spese di gestione mi preoccupano parecchio, questa struttura deve avere un’amministrazione snella che tenda all’ottenimento di risultati immediati e si devono attivare le ricerche di sponsor e mecenati e anche la sua promozione a tutti i livelli. Se ciò non bastasse, si potrebbe anche pensare a una gestione fatta da privati.

Si è parlato tanto – ma in modo assai inconcludente – di nuovi progetti da realizzare sull’area del Campo Marzio, in particolare un nuovo Palazzo dei congressi. Perché la situazione non si sblocca?

FD Lugano ha allo studio molti grandi progetti che non possono essere realizzati contemporaneamente. Sarà quindi necessario individuare le priorità in modo da distribuirli senza troppo gravare i preventivi della città e senza dimenticare di coinvolgere investitori privati in una collaborazione tra i due settori. Un’ottica che, come ho già detto, permetterà alla città di ridurre i costi a proprio carico, senza rinunciare ai servizi e alla qualità di vita.

Il famoso “superospedale” cantonale, di cui tanto si parla, dovrà sorgere necessariamente a Lugano?

FD A breve inizieranno i lavori per la ristrutturazione del Civico e del Cardiocentro, per i quali sono stati stanziati circa 120-140 mio. È quindi chiaro che saranno queste le strutture sanitarie più moderne del Ticino, nelle quali già ora sono presenti centri di eccellenza quali la cardiochirurgia, la gestione dei politraumi gravi, il neurocentro, la chirurgia vascolare, ecc. Considerato l’investimento che il cantone e l’EOC stanno per mettere in atto in un periodo di difficoltà finanziarie, è chiaro che Lugano diventerà, per i prossimi 10-15 anni, l’ospedale cantonale di riferimento; senza per questo impoverire gli altri nosocomi del cantone. Inoltre sappiamo che la durata di vita media di un ospedale è di 10-15 anni, dopo di che, il progresso tecnologico sanitario e le cure dei pazienti, rendono necessario un rinnovamento strutturale. Siccome il politico deve orientare la sua visione al di là del breve termine, e visti i tempi della politica, un esempio è la realizzazione della galleria Vedeggio – Cassarate che è stata messa in esercizio circa 40 anni dopo la sua ideazione, credo che sia già ora il momento di iniziare a lavorare in vista del nuovo ospedale di riferimento cantonale, lo richiedono sia la razionalità economica che la razionalità medica. Per il Ticino si tratta di un’opportunità forse unica di posizionarsi ai più alti livelli della sanità in Svizzera, e della possibilità di vedere la sanità non solo come un costo ma anche come una fonte di ricchezza: è forse un utopia pensare al Ticino del futuro come alla Florida degli Stati Uniti, ma io ci credo.

La tesi fondamentale di Bel Ticino è la seguente: i metodi della Lega sono violenti e immorali. Sono inaccettabili in un paese civile. Eccetera eccetera. Qual è la sua opinione in proposito?

FD Certe modalità di espressione non fanno parte del mio modo di essere e di agire e non le condivido. Detto ciò, quando un’idea è buona, la prendo in considerazione indipendentemente dalla sua provenienza.

Ancora Bel Ticino. Secondo loro Giuliano Bignasca, che ha subito condanne penali, non può – a norma di legge – sedere in Municipio. Ma lui ci siede e non si sposta d’un millimetro. Bisogna dar retta a Bel Ticino?

FD Non conosco nel dettaglio le vicende legali del signor Bignasca e credo che dirimerle sia compito della magistratura. Se la legge prevede questa incompatibilità, toccherà a chi di dovere farla rispettare. Penso che comunque spetti a ognuno di noi farsi un esame di coscienza e chiedersi se il proprio agire sia compatibile con le cariche pubbliche che occupa, come per esempio sedere in determinati consigli di amministrazione. In ogni caso, saranno gli elettori che decideranno con il loro voto.

La mia previsione sull’esito dell’elezione, sintetizzata numericamente, è 2-3-1-1 oppure 3-2-1-1. La mia fantasia è troppo limitata? C’è qualche altro risultato plausibile?

FD Sì, la mia fantasia non è da meno della sua. Io mi sono messo a disposizione per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il seggio PPD in Municipio e fino al 14 aprile mi batterò per questo!