Alla SAMB si festeggia, ma per cosa…? – La contestazione del SISA

Abbiamo ricevuto questo comunicato proveniente dal SISA, il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti. Lo pubblichiamo perché si tratta di un testo rivelatore e interessante, anche se sorprende il tono lamentoso e vittimistico della “contestazione”. Dopo tutto si tratta di una ricorrenza particolare ed eccezionale e un piccolo sforzo… lo si potrebbe fare!

Sede SAMB

Alla SAMB si festeggia, ma per cosa…?

La Scuola d’Arti e Mestieri di Bellinzona compie quest’anno il suo centesimo anno d’attività, occasione per cui è stata organizzata una grande manifestazione (in programma tra il 25 e il 29 novembre) che vedrà coinvolto in prima persona l’intero corpo studente e docente dell’istituto.

Il SISA ha seguito attentamente le fasi di preparazione dell’evento e ha purtroppo dovuto constatare come il clima in cui è stato organizzato ha ben poco a che vedere con l’aria di festa, di orgoglio e di passione condivisa che è stata ostentata nelle scorse settimane (come traspare ad esempio dal video “Centesimo SAM Bellinzona” pubblicato di recente).

I festeggiamenti sono stati infatti preparati senza avere nessun occhio di riguardo per gli studenti e senza costruire delle forme di partecipazione che potessero renderli protagonisti attivi della manifestazione: le persone in formazione alla SAMB hanno semplicemente ricevuto l’ordine di presentarsi a scuola nel weekend del 28-29 novembre per lavorare di fronte agli ospiti della scuola (senza avere peraltro nessuna base legale per richiedere tale presenza, come attesta l’articolo 20 del Regolamento delle scuole professionali).

Tutto ciò senza tener poi minimamente conto di una serie di evidenti disagi cui gli allievi vanno incontro a causa di tale decisione: essi dovranno affrontare ben 12 giorni di scuola senza interruzione, peraltro in un periodo piuttosto stressante dell’anno scolastico (a causa del concentrarsi dei test prima delle vacanze natalizie); essi non potranno poi usufruire di vari servizi scolastici (quali ad esempio la mensa o il servizio di pulizia), così come non avranno la possibilità di compiere il tragitto casa-scuola secondo le tempistiche abituali (a causa della minore offerta di trasporti pubblici nel weekend).

Benché grazie al lavoro svolto dal SISA si sia riusciti ad ottenere qualche minima garanzia (quali il diritto a recuperare i giorni persi, la revisione degli orari personali secondo le esigenze dei vari studenti e la concessione di un rimborso spese per il pasto), non possiamo tuttavia dichiararci soddisfatti dell’atteggiamento assunto dalla direzione. Contro ogni sorta di legittimazione giuridica (si è arrivati a parlare di “obbligo morale” verso la scuola, per costringere gli studenti a partecipare), essa ha infatti agito nella più totale inosservanza dei diritti e delle necessità degli studenti, senza dare loro nessuna possibilità concreta per contribuire attivamente alla manifestazione e ai suoi preparativi: gli apprendisti della SAMB finiscono quindi per venir relegati al ruolo di semplici ingranaggi sterili all’interno di una macchina che non si deve inceppare, in barba alla “partecipazione attiva e all’indispensabile esperienza educativa nell’ambito della comunità scolastica” (Reg. scuole prof., art. 17) e al “periodo in cui si è veramente coinvolti” (video promozionale del Centenario).

Il SISA tiene quindi a rimarcare come la manifestazione in questione non raccolga il suo sostegno e come sia quantomeno preoccupante osservare quale sia la tendenza verso cui la formazione professionale sta procedendo a ritmi serrati: alla già disastrosa situazione contrattuale e a quella legata all’ambiente di lavoro cui sono confrontati gli apprendisti in tirocinio si aggiungono ora delle scuole professionali che non rispettano il mandato affidato loro e che gestiscono a proprio piacimento il corpo studente, trattandolo come vera e propria manodopera senza alcun diritto e senza alcuna voce in capitolo nelle questioni che lo riguardano. Visto l’andamento del mercato del lavoro ticinese si comincia forse a educare al lavoro gratuito? Se così fosse, ci pare che ci sia ben poco da festeggiare…