Un esame di ammissione al Liceo non sarebbe “grossolano” – di Franco Cavallero

LiceoTanto per incominciare dico che Ticinolive intende seguire da vicino questa “rivoluzione Bertoli”. Il portale sarà particolarmente lieto di ospitare scritti dei fautori della scuola “progressista”. Se non ne arriveranno (perché non si può dar corda a un portale “di destra”) pazienza.

Secondo l’illuminato direttore del DECS un esame d’ammissione al liceo sarebbe “grossolano”. Mi meraviglio che il consigliere di Stato progressista si sia a tal punto contenuto e limitato. Avrebbe dovuto osare di più e dire: ogni esame è grossolano. 48 anni fa qualcuno concepì l’idea geniale del “sei politico”. Sono anni lontani per me (e per tutti): il turbamento dei primi amori, l’università che ti faceva sentire importante (certo un’illusione), i primi teoremi di algebra superiore e di analisi, l’incontro con la pura sublimità della matematica. E non potrebbero tornare?

Con soli 32 milioni in più il direttore del DECS trascende la grossolanità. Niente più medie, esami d’ammissione non se ne parla. Se io fossi il padre di uno di quegli alunni che vanno avanti a furia di lezioni private, punti tecnici e ricorsi di avvocati azzeccagarbugli, beh io Bertoli (vi confesso) l’abbraccerei.

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Leggo con una certa sorpresa in un’intervista a Manuele Bertoli sulla “Regione” che un esame d’ammissione al liceo sarebbe grossolano. Mi permetto di dire che penso assolutamente di no. E ne spiego le ragioni, partendo da lontano.

È ovvio anche per me che la media del 4,65 finora vigente al termine della Scuola media per accedere alle SMS è un’assurdità degna di figurare al museo degli orrori. Infatti, se mancava pochissimo o solo poco al raggiungimento di tale media, anche solo per evitare grane e ricorsi il prof. XY riceveva un gentile invito dall’ nel senso di avere un po’ di misericordia. Oggi, non so.

L’abbattimento di ogni diga è però un rimedio peggiore del male. Mi sembra infatti che il semplice invito ad allievo e genitori a tener conto delle “raccomandazioni” che dietro invito del DECS il liceo diramerà agli interessati sia un pio, veramente pio, desiderio. [Più che un pio desiderio è una barzelletta, ndR]. Chi non vuole, oggi, rimanere al calduccio del liceo anche solo per un anno?

Quello che invece mi sembra è che il liceo, se fosse chiamato a organizzare degli esami di ammissione, dovrebbe istituzionalizzare con sufficiente anticipo i criteri di ammissione e farli conoscere, in modo che gli allievi veramente interessati possano attivarsi nella conveniente preparazione. E costringere le scuole medie ad agire di conseguenza, evitando di far sentire delle aquile dei poveri diavoli che quanto alla lettura e alla scrittura non sanno nemmeno elevarsi di un centimetro dal suolo.

Dico questo nel quadro delle prediche inutili. Anche se i luminari di casa nostra non fossero in grado di comprendere non cambierò idea. E per non cambiarla non è nemmeno necessario leggere nei dettagli il fascicolo di pagine settantotto appena uscito dai torchi dipartimentali.

Franco Cavallero