Sara Giovanna fa allibire l’UDC – Un articolo che ha fatto scalpore

Chi siamo noi per giudicare? No, chi siete voi per farci pagare gli abusi!

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Le bellicose dichiarazioni dell’onorevole democristiana hanno fatto colpo, persino su di me, che non ho fama di persona particolarmente impressionabile. La prima domanda che viene allo spirito è se questo genere di argomentazione – che appartiene piuttosto alla Sinistra, e non a caso nella replica UDC si citano Durisch e Bertoli – sia condiviso dal partito. Qualcuno sarà forse in grado di rispondere.

“Chi siamo noi per giudicare?” Sara Giovanna vola alto per cogliere e copiare le sue frasi (credo che in origine il riferimento pontificale fosse ai gay). Molto azzeccato il rimbecco democentrista.

Secondo me con simili sparate gli azzurri non andranno lontano.

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Beretta PiccoliL’UDC Ticino è allibita di fronte alle recenti dichiarazioni apparse nella stampa della deputata in Gran Consiglio PPD, Sara Beretta Piccoli, inerenti alla rigorosa applicazione della legge sull’asilo da parte del Dipartimento delle Istituzioni. Dichiarazioni precedute da quelle del deputato socialista Ivo Durisch, volte a non applicare la legge federale sugli stranieri o a pretenderne eccezioni. E al piagnisteo generalizzato si aggiunge il consigliere di Stato Manuele Bertoli, che parla di “Apartheid basata sul censo”. È strano come proprio a coloro che si appellano al diritto superiore a ogni piè sospinto per contrastare i tentativi della destra di difendere i diritti dei cittadini svizzeri (vedi 9 febbraio, vedi iniziativa espulsioni, vedi internamento a vita dei criminali violenti e sessuomani, eccetera), quello stesso diritto superiore non vada più bene quando si tratta dell’interesse di cittadini stranieri, ancorché di sporadici casi.

Naturalmente si portano a esempio dei casi estremi e che perlopiù rimangono nel campo teorico, perché crediamo al direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, quando dice: “Nel pieno rispetto del federalismo svizzero, il modus operandi adottato in questi casi è l’applicazione della legge, quella federale. Spesso abbiamo letto sui media le storie di persone che devono lasciare il nostro Paese. Storie sovente raccontate ad arte per sembrare agli occhi dei lettori una tremenda ingiustizia. In realtà, dietro questi racconti di frequente si nascondono abusi al sistema come ad esempio matrimoni combinati o forzati, celebrati allo scopo di ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese. (…) Prima di allontanare una persona sposata con un cittadino o una cittadina svizzeri e magari anche con figli, esiste un iter che prevede l’approfondimento puntuale di ogni situazione.(…) Non si tratta infatti di una decisione presa arbitrariamente dall’oggi al domani. Innanzitutto i servizi del mio Dipartimento procedono con un ammonimento formale: il cittadino straniero dispone quindi di un certo lasso di tempo per cercare una soluzione – nel caso in cui non lo avesse ancora fatto – per migliorare la sua situazione economica e professionale, evitando la revoca dell’autorizzazione di soggiorno.”

Conosciamo abbastanza bene Norman Gobbi come persona certamente sensibile e non priva di umanità, lui stesso padre di famiglia, per sapere che farà uso del suo margine di manovra per applicare la legge con ragionevolezza, ragionevolezza che dimostrano invece di non avere coloro che – come i personaggi sopraccitati – vi si oppongono adducendo il rischio che si avveri qualche caso estremo da loro ventilato.

L’UDC Ticino sostiene quindi il suo operato in questo frangente e lo invita a continuare su questa strada.

Inutile dire che i costi sociali, e del loro abuso, sono a carico dei cittadini. Ben venga quindi un più severo controllo e, alla fine, una rigorosa applicazione della legge sfociante nella revoca del permesso di soggiorno a chi abusa del nostro sistema sociale.

“Chi siamo noi per giudicare?” – dice Sara Beretta Piccoli.

No, chi siete voi per accollare alla cittadinanza i costi degli abusi!

UDC Ticino

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Per completezza riproduciamo l’articolo originale, che riprendiamo da LiberaTV e la cui sensatezza lasciamo al giudizio del lettore.

UNA SORTA DI EPURAZIONE ETNICA

Sono nata e cresciuta in Svizzera, da genitori Svizzeri, di nonni Svizzeri, di bisnonni Svizzeri, sù sù nelle generazioni fino alla fine del 1700 quando la mia famiglia viveva a Lugano, e quando Lugano ancora Svizzera non era. La mia fortuna? La fortuna è stata che nel 1803, quando il Ticino e Lugano entrarono a far parte della Confederazione, il confine venne spostato a Chiasso, a Ponte Tresa, a Gandria. 

A quel tempo la migrazione era un processo naturale, per cui le persone si spostavano in cerca di lavoro, per una vita più dignitosa. La migrazione, quella è stata, per anni, una delle più grandi ricchezze, che ha portato il nostro cantone ad essere ciò che è: con la costruzione  del primo tunnel ferroviario sotto il Gottardo, poi con quello automobilistico e ora con il tunnel più lungo mai edificato… Con decine di dighe che producono energia pulita… Con industrie che hanno “preso il volo”… Con il boom dell’economia negli anni ’80 grazie ad una fervente edilizia… Ed ora? 

Le guerre, il terrorismo, le dittature, la fame, la speculazione… E quel l’immigrazione che tanto fa paura! Troppi stranieri, troppi rifugiati, troppi altri, e non nostri, come se noi avessimo un merito per essere nati qua, il merito di essere di colore…bianchi… Il merito di avere un passaporto Elvetico. E ora il governo decide di far rispettare certi “accordi” e di dare l’espulsione a tutta una serie di persone, uomini, donne bambini, mariti o mogli non importa, perché non sono in grado di mantenersi, perché non hanno diritto agli aiuti, perché non hanno… Quel prezioso libricino rosso!

Ma quanti sono? Chi sono? Qualcuno se lo è veramente chiesto? Donne italiane nate in Ticino, con un figlio svizzero è un decreto d’espulsione? Mariti con moglie svizzera e 3 figli, espulsi perché hanno perso il posto di lavoro? Ma cosa sta facendo il governo?… Quell’omertà che tanto sembrava nobile, perché protegge la “privacy” di ognuno di noi, ora non lascia che si sappia chi sono queste persone e qual’è la loro vita, la loro condizione, il loro futuro… Queste persone verranno espulse, in una sorta di epurazione etnica, perché se non ti puoi mantenere devi andartene!!!

E allora se tuo marito svizzero ti lascia, e non hai il passaporto, perché hai sempre fatto la casalinga, perché il tuo grado scolastico è basilare, perché non hai mai “lavorato”, te ne devi andare? Se sei handicappato mentale, in assistenza, te ne devi andare? Se sei scappato dalla tua casa, per venire qui tra immense difficoltà, lasciandoti tutto alle spalle e non hai neppure il passaporto, te ne devi andare? …tutte queste persone spariranno nell’indifferenza generale? Spariranno perché tanto non sono dei nostri? Spariranno perché non giocano a calcio nella squadra giusta?

Ma chi siamo noi per giudicare? Per quanto ancora il governo chiuderà le bocche e censurerà la verità, solo per mostrare che chi ha il passaporto elvetico ha più diritti? Quando anche questo governo riconoscerà “la dignità e diritti uguali ed inalienabili di tutti i membri della società umana, base di libertà, giustizia e pace nel mondo”(Dichiarazione universale dei diritti umani – 1948)? Quel giorno vorrò esserci… Ma nel frattempo quanti saranno “desaparecidos”?!?