No Billag, no apocalisse – di Luca Schenato

La Svizzera esisteva prima della SSR… e continuerà a esistere anche se No Billag dovesse passare

Per gli amanti, interessati o sinceri, della SSR l’iniziativa No Billag equivale alla fine del mondo. Il fuoco di sbarramento che la SSR e i suoi molti amici (soprattutto politici, guarda caso) stanno facendo da mesi è molto… poco svizzero. La SSR sta cercando di far passare tre concetti principali, a mio avviso sbagliati e/o ridicoli. Secondo la SSR se No Billag passasse:

1. La SSR chiuderebbe, «non c’è nessun piano B».

2. Il mercato radiotelevisivo svizzero verrebbe invaso da stranieri e assisteremmo a una «berlusconizzazione» dei media.

3. La coesione nazionale sarebbe irrimediabilmente compromessa.

È facile controbattere al punto 1. Semplicemente, la SSR dovrebbe ridimensionarsi e sostenersi attraverso la pubblicità. Se si vuole fare servizio pubblico, ossia informare, un canale tv e una stazione radio per area linguistica sono più che sufficienti. Solo a me sembra che una tv statale che trasmette solo telefilm, quiz e sport non stia facendo esattamente servizio pubblico?

E questo porta al punto 2. Già ora gli svizzeri guardano molta tv straniera. La fine del monopolio statale di fatto della SSR aprirebbe le porte al rafforzamento delle tv private svizzere che già oggi esistono. L’argomento «berlusconizzazione» è il classico argomento fantoccio (ossia dall’inglese straw man argument, una fallace logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta). Il punto 3. è il più surreale di tutti. Diceva giustamente Samuel Johnson che «il patriottismo è l’estremo rifugio delle canaglie» ossia di quegli opportunisti che mascherano i loro affari sotto il nobile ideale del patriottismo.

Non voglio dire con questo che la SSR sia piena di canaglie, me ne guardo bene, ho semplicemente il dubbio molto fondato che la mitologica coesione nazionale venga usata per la sopravvivenza del proprio status quo. Oggi il numero degli svizzeri che usufruiscono di un media statale di un’area linguistica diversa dalla propria è estremamente irrisorio. Anzi, la compartimentazione delle aziende regionali, ognuna che guarda quasi sempre al proprio ombelico regionale, è esattamente l’opposto della coesione nazionale.

È così assurdo pensare, per esempio, a un unico canale tv plurilingue e con sottotitoli nelle diverse lingue nazionali? La realtà, nonostante la megalomania della SSR, è che la Svizzera esisteva prima della SSR e continuerà a esistere anche se No Billag dovesse passare. Ampliando lo sguardo, è molto interessante quello che sta succedendo qui in Svizzera. Questo Paese potrebbe essere l’apripista in Europa per l’affermarsi di un concetto che, a inizio 2018, dovrebbe essere cristallino ma che invece non lo è: l’esistenza di media statali è un relitto del passato. Se ci riflettiamo a mente fredda, è comico come ancora oggi sia obbligatorio pagare per media statali di cui magari non si usufruisce. I media statali, che amano chiamarsi pubblici ma in realtà sono solo e unicamente statali sono tutti, chi più chi meno, espressione del potere politico e detentori, chi più chi meno, di un qualche monopolio privo di senso.

Davvero pensate che senza media statali l’informazione corretta ne risentirebbe? Davvero pensate che, con l’offerta a disposizione oggi, i media statali siano il baluardo della correttezza e dell’imparzialità? E poi, davvero pensate che per guardare telefilm americani vecchi e nuovi avete bisogno di pagare 450 franchi (o 365, oggi abbassano, domani magari rialzano)?

Il canone obbligatorio è quello che rimane di un’epoca che non esiste più, un mondo in bianco e nero che sopravvive unicamente perché l’interesse politico ne trae vantaggio.

Infine, l’aspetto per noi in Ticino forse più inquietante. Il fatto che la RSI sia il più grande datore di lavoro in Ticino dovrebbe far rizzare i capelli a tutti. Quando un’azienda statale, e quindi diretta dalla politica, ha così tanto potere, c’è qualcosa di guasto che non porta a nulla di buono. Il fatto che l’economia del Ticino sia così drogata di Stato e la maggior parte dei ticinesi (politici e non) non abbia nulla da dire se non quasi vantarsene, è per me estremamente inquietante.

Luca Schenato, Giubiasco