Pierre Maudet non vuole mollare ma il partito chiede le dimissioni

Questo è solo il secondo articolo che Ticinolive pubblica sul grave e spinoso caso di Pierre Maudet, ma forse è proprio il momento buono.

  • Consigliere di Stato ginevrino, candidato PLR al Consiglio federale. Solo l’UDC gli vietò l’accesso alla carica suprema.
  • Una personalità di primissimo piano, dunque. Che oggi il suo partito vede come una palla al piede.
  • Il suo peccato commesso ad Abu Dhabi non sembra poi così grave (se ne son viste di cento volte  peggio).
  • Grave è la bugia. “Un politico non può mentire” mi disse un giorno a pranzo un giudice (di rango elevato). “Un politico non può farsi prendere” ribattei.
  • Clinton mentì, e la sua bugia a luci rosse non lo fece cadere (per un pelo).
  • Il cinico Nixon disse un giorno di un suo rivale: “Quell’uomo non andrà lontano in politica: è incapace di mentire.”
  • Nessuno vuole più Maudet, la rupe Tarpea è assai vicina al Campidoglio. Il partito (PLR) non può costringerlo a dimettersi, poiché la sua carica appartiene al popolo, che lo ha eletto. Può però esercitare una pressione terribile, via via crescente.
  • A quel punto tutti ti abbandonano, prima i presunti amici, poi gli amici quasi veri. È la legge del branco, e il branco ti ha messo al bando.
  • Adesso leggiamoci con calma l’articolo.

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Pierre Maudet sembra avere le idee chiare sullo scandalo nato dal suo viaggio ad Abu Dhabi di tre anni fa. Ieri, ospite del telegiornale della RTS ha dichiarato che non intende dimettersi in quanto sarebbe “la soluzione più facile”. “Non uscirò indenne da questa vicenda. La fiducia è evidentemente intaccata” ha ammesso il consigliere di Stato e ha sottolineato che in caso di condanna invece rinuncerebbe al suo posto.

Non la pensano così invece le migliaia di persone che hanno sottoscritto nelle scorse ore una petizione online promossa da Didier Tischler Taillard che chiede le dimissioni immediate del politico ginevrino: “Crediamo che Pierre Maudet non possa più rimanere membro del consiglio di Stato, indipendentemente dall’esito futuro del procedimento giudiziario, perché non abbiamo più fiducia in lui” recita la descrizione della petizione sul sito change.org.

Sempre durante l’intervista televisiva Maudet aveva affermato che non intende recarsi a Berna per parlare con il partito nazionale ma inaspettatamente si è invece recato a Palazzo federale oggi pomeriggio per dare la sua versione dei fatti. Secondo il Corriere del Ticino il colloquio sarebbe durato un paio d’ore. Nonostante Maudet abbia sempre promosso la sua idea di dare le dimissioni soltanto in caso di condanna, i suoi compagni di partito hanno diverse volte dichiarato il loro disaccordo. A cominciare dalla presidente del partito nazionale Petra Gössi che ha dichiarato che se fosse stata al suo posto si sarebbe già dimessa da tempo.

Anche il presidente del PLR di Ginevra Alexandre de Senarclens aveva sottolineato la sua posizione chiedendo le dimissioni di Maudet: “Abbiamo una responsabilità nei confronti della popolazione, degli elettori, dei nostri valori e dei nostri rappresentanti” ha dichiarato a Le Temps. Il partito infatti ritiene che da quanto lo scandalo ha avuto inizio il consigliere di Stato avrebbe dovuto agire negli interessi del partito lasciando il suo ruolo. Il presidente ammette che in passato Maudet è stato fondamentale per “unificare e strutturare” il partito ma ora sta diventando una “fonte di divisioni”.

Si schiera contro anche il consigliere nazionale Benoît Genecand (PLR) che ha dichiarato che attualmente ci si trova di fronte ad una persona “che non si assume le sue responsabilità, indebolisce le istituzioni insistendo per rimanere al suo posto e attacca la loro legittimità. Per un rappresentante del PLR, la cui storia è legata alle istituzioni, ciò è piuttosto singolare”.

Non resta che vedere come proseguirà la vicenda ma è ormai chiaro che al consigliere sono rimasti ben pochi alleati.