Tatuaggi. Metafisica di una rimozione – di Liliane Tami

Intervista sul tema della rimozione dei tatuaggi alla dottoressa Rita Mazzotti, la Clinique of Switzerland, Lugano

Il tatuaggio è non più né un simbolo d’appartenenza ad una categoria né, tanto meno, un gesto di ribellione, e solo in pochi casi è un gesto di autolesionismo. In Europa vi sono 60 milioni di tatuati, che equivalgono al 12% della popolazione. Partendo quindi dal presupposto che alla base della scelta di marchiarsi la pelle vi sia un atto erotico, verso sé stessi o verso qualcosa che si vuole immortalare, si può dunque analizzare il rapporto col tatuaggio in modo analogo (ma non uguale) al rapporto amoroso.

Lo psicanalista Massimo Recalcati, nel suo saggio Non è più come prima spiega appunto come preservare le relazioni di coppia redimendosi dalla noia e, soprattutto, prendendo il coraggio di affrontare i problemi (es. tradimenti) per ri-costruire assieme un nuovo futuro. Il tatuaggio, a differenza di un partner umano, è statico, e difficilmente può evolversi e crescere col soggetto che se l’è fatto. L’affetto, se non viene nutrito in modo costante da ambo le parti, con cure sia di tipo spirituale che carnale, rischia di divenire una noiosa routine, una coazione quotidiana che minaccia di sfaldare l’iniziale passione amorosa.

Ed è proprio qui il limite del marchio d’inchiostro: col passare degli anni, per quanto bello e amato inizialmente, diventa una coazione continua senza nessuna possibilità di variazione. L’amore bidirezionale può essere sempre alimentato, evolvere e crescere tra i due soggetti, mentre l’amore monodirezionale, statico e non corrisposto è destinato, nella maggior parte dei casi, a soccombere. Sovente all’origine del desiderio di lasciare un tatuaggio non vi è un pentimento nel senso freudiano o cattolico del termine, bensì semplice disaffezione, data dalla noia.

Altre volte, invece, vi è un semplice non riconoscervisi più. Il counseling filosofico (o Philosphische Praxis), teorizzato da Gerd Achenbach e Peter B. Raabe, insegna che è importante coltivare l’amore facendo coincidere quanto più possibile la Weltanschauung (visione del mondo) tra i due amanti, e questo è un lavoro in perenne divenire: ma, il tatuaggio, essendo statico, è come uno scoglio irremovibile che non si adatta al fluire e all’evolversi del partner. Col passare degli anni la Weltanschauung dell’individuo può mutare, e quello che a 18 anni era un grazioso fiore di loto che rappresenta l’apertura della kundalini, a 21 anni può essere visto come uno stupido svarione new-age dell’adolescenza.

Non vi è bisogno di un’evoluzione della propria visione del mondo per avvertire la necessità di lasciare un tatuaggio: in molto casi le persone se ne liberano pur continuando ad amarne il significato, il valore e la forma. E in questi casi è proprio la noia, stesso boia che ammazza anche le più romantiche relazione affettive, a far svanire l’interesse per il proprio segno sulla pelle. Pur apprezzandolo anche dal punto di vista dell’estetica, dopo tanti anni esso viene reinterpretato come noioso: non è raro che il tatuaggio venga anche rimosso con un certo dispiacere, perché «gli si voleva bene». Ma voler bene è diverso da amare.

Quando l’idea di portarsi il tatuaggio sino in tomba diviene fastidiosa allora è forse tempo non di «cancellarlo» né di «rinnegarlo», ma semplicemente di congedarsene, come si fa con una persona cara per cui si ha smesso di provare amore. Il matrimonio con un tatuaggio non è indissolubile ed è il laser, e non la morte o un giudice, a decretarne lo scioglimento.

Qui di seguito riporto l’intervista alla dottoressa Rita Mazzotti, attiva a Lugano in questo e in altri campi.

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Liliane Tami  Gentile dottoressa, mi spieghi un po’ il percorso che l’ha portata a lavorare nell’ambito della medicina estetica.

dott. Rita Mazzotti  Io sono psicoterapeuta e mi occupo in particolare delle relazioni familiari e di coppia.

L’incontro con mio marito mi ha portato ad esercitare la mia professionalità nell’ambito delle strutture sanitarie di nostra proprietà, soprattutto in due settori : la PMA  (procreazione medicalmente assistita) e la medicina estetica.

Questi due settori, rappresentano, secondo noi, due campi di applicazione e di comunicazione tra la medicina e la psicoterapia; nel primo è evidente e chiara la necessità di un supporto psicoterapeutico alle coppie che vivono il dramma della mancata genitorialità, nel secondo è presente, invece, l’esigenza di comprendere le motivazioni intrinseche che spingono l’essere umano a voler modificare o semplicemente migliorare il proprio aspetto fisico, con l’obbiettivo di accompagnarle, supportarle o a volte, dissuaderle, nel percorso intrapreso.

Oltre ad una grande varietà di cure per i più disparati inestetismi, offriamo anche uno sportello di consulenze psicologiche : ad esempio offriamo aiuto in caso di disturbi d’ansia, disturbi del comportamento, disturbi delle relazioni, disturbi del comportamento alimentare (DCA) , depressioni e problemi relazionali di vario tipo.

Anima buona in corpo bello, dicevano gli antichi greci. Vi è quindi una certa coerenza tra medicina estetica e psicologia?

Certamente. Prendersi cura del proprio corpo e della propria apparenza significa anche stare meglio con sé stessi. Il corpo, d’altronde, fin dall’antichità veniva percepito come tempio dell’anima. Il rapporto tra mente e corpo è molto stretto, e nella maggior parte dei casi un semplice ritocco estetico può ridare serenità. Vi sono però alcuni pazienti che richiedono interventi estetici eccessivi o che ne divengono dipendenti, quindi io e mio marito, per preservarne il benessere, dobbiamo porre dei limiti. Un problema che un cliente cerca di affrontare per mezzo del bisturi o delle iniezioni a volte può essere curato tramite una terapia psicologica.

Qual è il motivo principale che porta la gente a rimuovere un tatuaggio?

Dietro alla rimozione di un tatuaggio più che una vera motivazione psicologica/simbolica vi è, spesso, semplice noia. Il paziente semplicemente si stufa di avere addosso sempre il medesimo disegno e, pur magari amandolo ancora, decide di rimuoverlo.

 Ci sono tante persone che si fanno rimuovere i tatuaggi?

Si, tantissime. Giovani e meno giovani: l’età varia dai venti ai cinquant’anni. È sorprendente vedere così tante persone annoiarsi di un tatuaggio già dopo pochissimi anni. A volte s’agisce troppo d’impulso.

Ci sono persone che si fanno rimuovere tatuaggi molto grandi?

Si,  ci capita di rimuovere anche tatuaggi molto grandi.

Essendo così ingombranti forse stancano prima….Ho visto che adesso, per via della musica Trap, vanno sempre più di moda i tatuaggi in faccia. Lei ha mai avuto clienti tatuati in viso?

Uno solo. Era un italiano…. Ha fatto alcune sessioni poi è sparito, senza completare la rimozione.

Capita spesso che qualcuno, iniziato il trattamento di rimozione di un tatuaggio, che dura svariate sedute, abbandoni il percorso?

No, quasi mai.

Quanto dura il trattamento?

Il numero di sedute necessario per rimuovere un tatuaggio dipende dalla sua grandezza, dal colore, dal pigmento e dalla profondità a cui il pigmento è stato posto nella pelle. Anche la tecnica utilizzata dal tatuatore incide sul numero di sedute necessarie per rimuoverlo.

Di solito le sedute sono effettuate a distanza di quattro, od anche otto, settimane l’una dall’altra per permettere che il pigmento bombardato dal laser sia “digerito” dal nostro organismo.

La durata di ogni seduta varia dai venti ai quaranta minuti, in base alle dimensioni del tatuaggio. Molti pazienti vedono il tatuaggio schiarire fin dopo la prima seduta. Il miglioramento può essere a volte molto importante fin da subito, ma di solito per ottenere un buon risultato occorrono un certo numero di sedute ed un po’ di tempo*.

 Come si rimuove un tatuaggio?

Il miglior modo per rimuovere un tatuaggio è oggi rappresentato dal laser, che utilizza una sorgente di luce per frantumarlo e rimuoverne i pigmenti. I laser utilizzati per rimuovere i tattoo hanno differenti lunghezze d’onda perché così possono rimuovere tatuaggi di diverso colore.

Quando la luce del laser bombarda le particelle che compongono il pigmento del tatuaggio, queste la assorbono completamente e si disgregano in frammenti più piccoli che sono poi assorbiti e “digeriti” dal nostro corpo, e quindi espulsi attraverso un meccanismo naturale. Questo processo richiede normalmente alcune settimane ed alcune sedute di terapia. I laser più comunemente utilizzati sono i laser Q-Switched, in grado di raggiungere il pigmento del tatuaggio posto nel derma. L’area trattata appena dopo la seduta va incontro ad arrossamento e gonfiore: è un processo normale, e per questo deve essere giornalmente medicata con una crema antibiotica.

Cosa accade dopo l’intervento?

Dopo la seduta la pelle potrebbe avere una colorazione leggermente biancastra e l’area attorno al tatuaggio trattato essere invece arrossata e leggermente gonfia: tutto questo è normale e scomparirà nel giro di qualche giorno.

E’ necessario applicare per qualche tempo una pomata antibiotica sull’area trattata, per evitare infezioni ed assolutamente non esporsi al sole, a lampade abbronzanti. E’ necessario poi proteggete con una garza o cerotto medicato l’area trattata per prevenire possibili infezioni.

Tra gli effetti collaterali, seppur rari, dobbiamo ricordare che possiamo avere delle aree in cui la pelle apparirà più chiara o biancastra: tutto ciò si risolve normalmente nel giro di alcuni mesi e per ripristinare più velocemente il colorito normale della pelle si possono utilizzare laser UVB-NB e UVA1. In alcuni casi, che dipendono dal tipo di inchiostro utilizzato, la scomparsa del tatuaggio può essere parziale e potrà residuare una “ombra” detta tatuaggio fantasma che normalmente scompare da sola, nell’arco però di nove – dodici mesi.

Quanto costa un intervento?

Il costo della rimozione dei tatuaggi dipende dalle dimensioni degli stessi e parte da 150 franchi a seduta. È molto poco, se si considera il fatto che molte altre scelte hanno conseguenze eterne sulla nostra carne e sul nostro spirito.

*Sezione tecnica. Dati presi dal sito web http://www.lacliniqueofswitzerland.ch/trattamenti/rimozione-tatuaggi

Intervista a cura di Liliane Tami